Presidenziali USA. Bush attacca Hillary

Finalmente Jeb Bush. L’ex governatore della Florida è l’indiscutibile protagonista del quarto dibattito tra i candidati repubblicani alla Casa Bianca. Dal palco del Milwaukee Theater, in Wisconsin, Jeb mostra per la prima volta i muscoli, senza però intaccare la sua immagine di moderato. E, attuando un’inedita strategia, per due ore quasi ignora i candidati rivali del suo partito, lasciandoli battibeccare tra loro. Puntando invece dritto al bersaglio grosso: Hillary Clinton. “Non crede nella leadership dell’America”, attacca a proposito della politioca estera, definendola poi “ostaggio della sinistra” per quel che riguarda le ricette fiscali ed economiche.

Trump contro Carson E mentre Donald Trump e Ben Carson, ancora in testa nei sondaggi, mettono in scena la loro performance forse peggiore dall’inizio della campagna elettorale, anche l’attesissimo Marco Rubio, il giovane senatore della Florida, delude le attese: doveva dare la spallata finale a Bush, ma ha fallito. Jeb non cade nella trappola dello scontro verbale e, di fronte alle precise domande dei tre giornalisti che conducono il dibattito, risponde con grande calma e sicurezza su immigrazione, politica estera e riforma di Wall Street. Sulla prima questione è l’unico che si distingue dagli altri candidati repubblicani. Immigrazione E se Donald Trump rilancia la proposta del muro per fermare gli immigrati illegali e l’idea della deportazione di 11 milioni di clandestini, l’ex governatore della Florida si dissocia con fermezza: “Mentre noi repubblicani continuiamo a parlare di deportazione – rimprovera – i democratici vincono”. E ammette come nell’ambito di una riforma dell’immigrazione complessiva sia imprescindibile valutare modalità che consentano agli immigrati irregolari di ottenere la legalita’. Questo nel giorno in cui una corte federale d’appello ha bloccato per l’ennesima volta il decreto Obama che regolarizzerebbe circa 5 milioni di immigrati scongiurando il rischio del loro rimpatrio forzato.     L’attacco a Hillary di Bush Nel frattempo tra gli altri attori della serata, dall’ex Ceo di Hp Carly Fiorina al beniamino dei Tea Party Ted Cruz, pochi segnali di vita. E se in politica estera Rubio cerca di emergere definendo il leader russo Vladimir Putin “un gangster”, “un membro del crimine organizzato”, Bush indica nel terrorismo islamico la maggiore minaccia per l’America, bacchettando non solo Hillary ma anche Barack Obama che a suo dire non credono nella leadership mondiale americana. “Non siamo i poliziotti del mondo, ma i i leader”. “Non abbiamo affrontato la minaccia come avremmo dovuto” denuncia Bush rilanciando con forza la proposta di una ‘no fly zone” sulla Siria.     Bush contro Trump Un altro affondo sul duo Obama-Clinton anche per quel che riguarda la riforma di Wall Street: “Mette in pericolo l’economia reale”, assicura, attaccando l’ulteriore stretta proposta da Hillary sulle grandi banche che, a suo dire. “aumenterebbe i rischi per l’economia”. La candidata democratica replica distanza: ”Idee zero. le volte che mi hanno attaccato non ci contano” ironizza in un tweet. Nelle battute finali il messaggio più forte di Bush, questo sì rivolto ai suoi avversari di partito, a partire da Donlad Trump: “Non abbiamo bisogno di un ‘Agitator in Chief’, di un ‘Divider in Chief’, ma di un Commander in Chief”.

fonte: rainews

print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *