Prosegue stato agitazione giornalisti ufficio stampa università Cagliari – richiesta urgente di audizione

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Comunicato Ufficio stampa Università di Cagliari:

Un muro di gomma. Persiste e, se possibile, peggiora l’atteggiamento dei vertici dell’Università di Cagliari con i giornalisti dell’Ufficio stampa. Neanche la denuncia in conferenza stampa – tenutasi il 27 luglio all’Associazione della stampa sarda – con i colleghi Celestino Tabasso e Francesco Birocchi, presidenti di Assostampa e Odg Sardegna, e i sindacalisti Manuel Usai (Cgil), Tomaso Demontis (Cisl) e Alessandra Sorcinelli (Uil), ha sortito effetti positivi. Meglio, qualcosa si è mossa: hanno messo, dopo dieci mesi, le chiavi nei bagni e due estintori (!). Pertanto, si chiede:

1) Ascoltateci. L’audizione con rettore, dg, prorettori, Senato accademico e Cda è fondamentale.

2) Coordinatore. Serve un giornalista iscritto agli Albi dell’Ordine, come dice la legge 150, per coordinare cernita, notiziabilità, pubblicazione, divulgazione eccetera delle news in autonomia funzionale. C’è una soluzione che soddisfa i nostri interessi e quelli dell’ateneo. Peraltro, attività e relazioni con i media non possono essere svolte da altri. La nostra professionalità giornalistica, mostrata negli ultimi due decenni, senza alcun riconoscimento da parte dell’ateneo, viene calpestata.

3) Si segnalano le ingerenze di chi, non giornalista, assume decisioni di competenza dei giornalisti che lavorano per l’Università. Il disagio, individuale e collettivo è enorme.

4) Vanno individuati locali idonei in Rettorato. La Struttura Comunicazione – ci si chiede chi, in spregio alla legge 150 abbia assassinato l’Ufficio stampa, attivo dal 1992 – è stata trasferita alla Direzione Audit, caso unico al mondo!, dopo neanche un anno dalla “cacciata” dal rettorato, sempre senza essere coinvolti. Il 98 per cento degli atenei e della Pa, dalla Crui al Ministero università e ricerca, opera a contatto con i vertici per ovvie ragioni di vicinanza al flusso delle notizie.

5) Social network, password negate. Il collega Sergio Nuvoli, social media manager d’ateneo, ha dovuto rinunciare alla responsabilità da social media management. Dal 21 giugno le piattaforme social sono sotto la responsabilità del dirigente. Ma neanche così il sottoscritto e il collega Cabiddu sono stati abilitati a pubblicare sui social e youtube, cosa che invece può fare un neoassunto!

6) Confronto aperto. L’Ordine e il Sindacato dei giornalisti si sono confrontati con l’ateneo. Con esiti poco incoraggianti. Permane la profonda insoddisfazione professionale che si ripercuote sulla valorizzazione sui media delle attività. L’insieme causa disarmonie nei rapporti con la comunità universitaria interna ed esterna e con le testate giornalistiche. Ritardi, omissioni e prestazioni scoordinate, criticità con i partner e le istituzioni, rendono precaria la gestione dei flussi di notizie.

7) Per capire meglio dove lavoriamo i vertici – che declamano la comunicazione come “strategica” – potrebbero venire a trovarci. Capirebbero le evidenti difficoltà operative, tra barriere architettoniche, contestate dai sindacati, criticità logistiche e di comunicazione.

8) Piano di comunicazione. Il 1° marzo il collega Nuvoli ha dato al dirigente una bozza. Riassumeva le linee date dalla Prorettrice alla comunicazione e dal sottoscritto. Risposte? Zero.

9) Magazine. Siamo al lavoro per un magazine on line: sarebbe opportuno venisse registrato come testata giornalistica in tribunale. L’ateneo ne guadagnerebbe in credibilità e reputazione.

10) Macchina complessa. L’ateneo ha 25mila studenti, mille docenti, altrettanti tra amministrativi, bibliotecari e tecnici, sei facoltà, 16 dipartimenti e oltre ottanta corsi di laurea. Trascurare ruolo e dignità dei tre giornalisti in servizio, non è un’idea geniale. Peraltro, anche i recenti dati Censis confermano la bontà del nostro operato. Va rimpolpato l’organico con giornalisti già in servizio.

Infine, con rammarico e stupore abbiamo letto la replica della prorettrice alla Comunicazione. La professoressa Gola, ci definisce “dipendenti”. Manca il sostantivo giornalisti. Peccato. Anche perché sa, da iscritta agli Albi, quale sia la differenza sostanziale. E sa anche cosa dice il Testo unico quando parla di solidarietà con i colleghi e tutto il resto. Quale sia il ruolo, la ratio e la visione dell’Ufficio stampa e di un professionista che lo coordini. Che poi abbia intravisto un piano di riorganizzazione in atto, buon per lei. Per noi, dall’aprile 2021, le cose sono solo peggiorate. 

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