Quando Clinton faceva come Trump: "Deportiamo i clandestini"

Il discorso di Bill Clinton davanti al Congresso Usa nel 1995 sembra scritto da Donald Trump: “L’immigrazione illegale è controproducente. Va fermata”

Tutti contro Donald Trump il “razzista”. La lotta al terrorismo e all’immigrazione clandestina del Presidente Usa sta generando un’isteria di massa che forse ci si poteva attendere, ma comunque esagerata.Contro “The Donald” si è schierato un esercito di soggetti pronti a fargli la morale: l’Onu, l’Unione Europea, i leader mondiali e gli avversari politici interni. Tutti uniti, durante la corsa alla Casa Bianca, dal desiderio di veder trionfare Hillary Clinton. Ebbene, prima di scandalizzarsi per i toni di Trump, forse avrebbero dovuto farsi un esame di coscienza. Visto e considerato che hanno spinto verso lo studio ovale la moglie di chi, solo 20 anni fa, lanciava bordate contro gli immigrati senza mai essere tacciato di razzismo. Anzi: raccogliendo solo applausi della platea mondiale. Parliamo del “democratico” Bill Clinton.

Si è scritto diffusamente del fatto che a costruire il muro con il Messico (nel 1994) sia stato proprio il marito di Hillary e che la legge per l’ampliamento (Secure Fens Act del 2006) la firmò sì George W. Bush, ma raccogliendo il voto di 25 senatori democratici, tra cui Hillary Clinton e Barack Obama. In Rete, però, si può trovare qualcosa di molto più imbarazzante, come il discorso sullo Stato dell’Unione tenuto da Bill Clinton davanti al Congresso Usa nel 1995. Tra i tanti argomenti affrontati, Bill dedicò alcuni minuti all’immigrazione: qui definì gli stranieri irregolari “illegal aliens” che “rubano lavoro” agli americani e promise senza mezzi termini la “deportazione” dei clandestini criminali (guarda il video). Nemmeno Trump (forse) avrebbe osato tanto, ma se ad usare parole così dure è un democratico nessuno ha da ridire. Per carità.

“Tutti gli americani – disse l’allora Presidente Usa – (…) sono giustamente disturbati dal gran numero di immigrati clandestini che entrano nel nostro Paese. I posti di lavoro in loro possesso potrebbero essere occupati da cittadini o immigrati regolari”. Poi Bill osservò come i servizi pubblici usati dai clandestini “impongono oneri sui nostri contribuenti”. Tutto giusto. Ma cosa direbbe oggi sua moglie Hillary che tanto attaccò il “razzista” Donald? E come reagirebbero gli anti-trumpisti del mondo? Probabilmente rimarrebbero inorriditi. O forse no.

“È per questo – continuò Clinton tra un sorriso e l’altro – che la nostra amministrazione si è mossa in maniera aggressiva per difendere i nostri confini con l’assunzione di un numero record di nuove guardie di frontiera, deportando il doppio di stranieri criminali, come mai prima, con un giro di vite sul caporalato e con il blocco delle prestazioni sociali ai clandestini”. Nel 1995 il democratico si apprestava ad affrontare altri sei anni di presidenza. E così si premurò di precisare gli intenti governativi per il futuro. “Nel bilancio che vi presenterò – fece notare ai deputati del Congresso – cercheremo di fare di più per accelerare l’espulsione di stranieri illegali che vengono arrestati per aver commesso reati e per meglio identificare i clandestini nei luoghi di lavoro (…). Siamo una nazione di immigrati. Ma siamo anche una nazione di leggi. È sbagliato e in definitiva controproducente, per una nazione di immigrati, permettere l’abuso delle nostre leggi di immigrazione come è successo negli ultimi anni. E dobbiamo fare di più per fermarla”. Conclusa la frase, il Congresso si alzò in piedi per dedicare una standing ovation a Bill. Oggi invece urlano al razzismo.

Giuseppe De Lorenzo


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