
“E’ inutile dirvi che per me venire a Cagliari, è sempre una gioia”. Cosi Elio si congeda dal Teatro Massimo al termine della prima serata (oggi la seconda alle 21) di “Quando un musicista ride”, lo spettacolo incastonato fra canzoni, cabaret e teatro.
La regia di Giorgio Gallione vuole dare lustro a quel periodo artistico, unico e innovativo, a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta dove gli interpreti si chiamavano Dario Fo, Cochi e Renato, Giorgio Gaber e sopratutto Enzo Jannacci.
“Quando un musicista ride, depone il suo strumento e ride e non si guarda in giro e non teme, non ha paura della sua semplicità”. Si comincia proprio dalle parole di quest’ultimo comprese nel brano che da il nome all’intera serata. Elio, nel suo abito blu e flauto traverso in mano e la parrucca in testa, si presenta accompagnato dai raffinati musicisti come Alberto Tafuri al pianoforte, Martino Malacrida alla batteria, Pietro Martinelli basso e contrabbasso, Matteo Zecchi al sassofono e Giulio Tullio al trombone.
Sempre di Jannacci è il brano seguente “Una canzone intelligente” che precede telefonata surreale all’insegna nel “non lo so”. Lo spettacolo è un ritorno ai fasti del Derby di Milano, dove le canzoni si interpretano recitando e le battute al microfono regalano divertimento. Elio interpreta al meglio questa duplicità.
Canta “La vita senza dané“, “Baciami la vena varicosa” di Clem Sacco e “Giovanni Telegrafista”. Quest’ultima è un ironico pretesto per parlare dei cellulari odierni, sempre più tecnologici, sempre più antisociali. Spunta un gonfiabile a forma di telefonino in grado di “far risparmiare ben tre minuti di vita in dieci anni”.
“Il primo furto non si scorda mai” è un assist ai furbetti, a quelli che, dice Elio, vanno al primo raduno degli evasori di Montecarlo dove la Banda Nazionale degli Idraulici intona la hit “Uno su mille fa la fattura”. Sono presenti anche Miss Condono e un parroco particolare.
Creatività al centro del pensiero dei capolavori musicali. Se “Una zebra a pois” si trasforma in canzone e le attuali canzoni ritenute brutte scalano le classifiche, Elio prova a realizzare un successo ispirandosi a un foruncolo.
Poi passa in rassegna anche la favola di Cappuccetto Rosso, rivista in chiave non politicamente corretta a cui si aggiunge la morale estrapolata dalla storia del topo ambizioso. Poi arriva “L’odore” di Gaber e il finale sembra essere “Finchè c’è la salute di Cochi e Renato” seguita da “Vengo anch’io”. Non è cosi’ perchè il bis, concesso quasi di default, è guarda caso con “Rido”.
A sipario chiuso, fra il pubblico forse c’è qualcuno rimasto deluso convinto di ascoltare qualcosa più attinente a Elio e le Storie Tese. Non era questo il contesto e in questa circostanza, Stefano Belisari si spoglia del suo ruolo di frontman per confermare le sue doti di artista.
Giornalista