Roberta Gambarini, brividi ed emozioni al Nora Jazz Festival

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Ieri in una serata caratterizzata da una piacevole brezza, nello splendido teatro dell’area archeologica di Nora, ha avuto inizio l’International Nora Jazz Festival; ottima scelta quella degli spettatori che hanno deciso di assistere al debutto della ‘Women in Jazz’, con il concerto di Roberta Gambarini, che ha regalato due ore intensissime di pura emozione, sciorinando più di quindici brani interpretati con maestria e capacità veramente straordinarie.

La Gambarini – che è oggi una vocalist come poche nel panorama mondiale – è nata in Italia e dopo aver studiato canto, clarinetto e pianoforte, nel ’98 si è trasferita a New York; l’artista è stata guest star fissa, col sassofonista cubano Paquito D’Rivera, nella Dizzy Gillespie All Star Big Band al Blue Note newyorchese, e poi ancora guest del quintetto di Roy Hargrove

Il Boston Globe ha scritto “è lei la vera erede di Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan e Carmen McRae”. Negli States, è odierna eccellenza del canto jazz, una delle pochissime artiste non americane che per due volte hanno visto un loro album candidato ai Grammy come disco dell’anno (accadde a Easy to love e So in love) e nel 2011 è stata candidata anche al Grammy come cantante dell’anno tout-court, in una lista che la affiancava a Dee Dee Bridgewater o Cassandra Wilson.

Esperienze prestigiose anche con il sassofonista James Moody in primis, e poi Herbie Hancock, Jimmy Heath, Dave Brubeck.

Ieri ha iniziato la sua esibizione con un pezzo solo voce, un inno agli artisti ed in particolare ai musicisti che girano il mondo, quelli che con la loro arte, con la musica e la loro voce fanno del bene all’umanità.

L’artista ha rivolto poi un omaggio al grande Antonio Carlos Jobim, compositore e cantante brasiliano, uno degli inventori della bossa nova: in un viaggio in Brasile alla ricerca di qualcosa di interessante ed inedito su Jobim, in un negozio del quartiere di Ipanema a Rio de Janeiro, la Gambarini ha raccontato di aver acquistato ben 13 volumi “un vero tesoro su di lui”, ricchi di testi e spunti musicali da approfondire e studiare; il brano proposto ieri di Jobin è stato ‘L’ultima primavera’ che non è propriamente una bossa, poi è stata la volta anche di ‘Chega de Saudade’, interpretata in versione Jazz.

E’ stato un concerto con un susseguirsi di splendide interpretazioni da vera signora del jazz – accompagnata da una band d’eccezione con Rob Bargad al piano, Mario Gonzi alla batteria ed uno strepitoso Ameen Saleem al contrabbasso – in cui l’artista ha continuamente giocato e dialogato con gli strumenti che facevano da contorno al suo canto, suonando essa stessa con la sua voce magica.

Nel corso della serata, passando agevolmente dall’interpretazione in inglese a quella in portoghese e fino allo spagnolo, con il pezzo ‘La Puerta’ di un autore messicano, la Gambarini è poi giunta ad un omaggio al maestro Ennio Morricone, per poi concludere la sua performance in italiano, con il brano struggente quanto famoso ‘Estate’.

Un vero successo e grandi applausi dei presenti hanno accompagnato l’intero concerto che si è poi concluso dopo l’immancabile bis della band.

Alberto Porcu Zanda

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