Roma. Palazzo Madama, Sen. Marilotti interviene sulla Legge di delegazione europea

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Roma. Ieri a Palazzo Madama il senatore Gianni Marilotti è intervenuto in merito alla discussione congiunta della Legge di delegazione europea e delle connesse Relazioni sulla partecipazione dell’Italia all’Unione Europea (Relazione programmatica – Doc. LXXXVI, n. 2 – e consuntiva – Doc. LXXXVII, n. 2). Ha chiesto, anche a nome dei senatori/senatrici sardi, la calendarizzazione della legge di iniziativa popolare per la costituzionalizzazione del principio di insularità e della legge da lui presentata nove mesi fa per la ratifica della Carta di Strasburgo sulle minoranze linguistiche e regionali.

Questo il link dell’intervento: https://youtu.be/HlEMotrEeQU

Questo il testo dell’intervento pronunciato  dal Sen. Marilotti in Aula al Senato:

Gentile Signora Presidente, gentili colleghi,

la legge di delegazione europea, che il Senato si accinge ad approvare, è di per sé un grande contenitore di deleghe date al Governo per recepire e avviare l’attuazione del diritto di derivazione europea. Quindi, uno strumento che fisiologicamente interviene su diversi settori normativi e interessando molteplici ambiti.

Particolarmente rilevante la Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’UE. Il motivo ispiratore che pervade la Relazione è indirizzare la partecipazione dell’Italia all’Unione Europea perseguendo l’obiettivo di colmare la distanza sempre più ampia tra cittadini e Bruxelles. E’ questo un argomento sempre più centrale, in un tempo in cui le politiche dei singoli Paesi aderenti sembrano incentrate esclusivamente – a volte in maniera dichiarata, in altre più surrettizia – sul recupero dell’autonomia e della sovranità o, più esplicitamente, nella tutela di singoli e a volte miopi interessi particolari, senza nessuna cura del quadro generale comunitario e del principio di sussidiarietà che è – o dovrebbe essere – alla base del patto europeo. Quasi che l’Unione si sia ormai di fatto trasformata in una federazione di singoli egoismi.

Mi soffermerò su alcuni punti che ritengo particolarmente importanti. Per esempio nell’ambito delle attività per la Politica Marittima Integrata, il cui pilastro ambientale è costituito dalla direttiva 56 del 2008, è prevista una strategia integrata di pianificazione e gestione delle aree marittime, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo ecosostenibile dei mari e degli oceani e sviluppare un processo decisionale coordinato coerente con riguardo alle politiche settoriali dell’Unione che interessano i mari, le isole, le regioni costiere e ultra periferiche. Il Governo si impegnerà allo sviluppo ed all’aggiornamento delle normative relative alla riduzione dell’impatto di materiali inquinanti nell’ambiente marino e darà risalto alle attività di sostegno al riciclaggio eco compatibile dei mezzi navali nell’ottica della strategia dell’economia circolare.

Le politiche settoriali dell’Unione che interessano i mari e chi vi abita non possono però soffermarsi solo sugli aspetti ambientali; qui si tratta di considerare problemi importanti per l’economia e la crescita civile di una parte considerevole di europei, quelli delle grandi e delle piccole isole; vale a dire gli impegni mai mantenuti sul principio di insularità a me ben caro come sardo.

“Le politiche di concorrenza della UE garantiscono che le imprese competano in modo leale e in condizioni di parità nel mercato interno europeo”: questo principio sta a fondamento delle regole sulla concorrenza e la crescita comune, ma è ampiamente disatteso.

Come si fa infatti a sostenere che tutte le Regioni operino su un piano di parità?

Prendiamo il costo dei trasporti: quello su ferro praticato nella penisola italiana o nel continente europeo ha un costo unitario a chilometro; quello su nave da e per la Sardegna ha un costo unitario assai maggiore e questo surplus va a maggiorare il costo finale con conseguente riduzione del profitto. Altro che parità di condizioni!

Lo stesso discorso vale per l’energia che costa di più per i maggiori costi di trasporto o per l’assenza di una rete, quella metaniera, notoriamente meno costosa.

Accade così che quando – per inerzia o cecità delle autorità europee – realtà Regionali dotate di poteri costituzionali – come nel caso della Sardegna – si trovano costrette ad adottare provvedimenti eccezionali volti al riequilibrio, sugli stessi si abbatta il maglio della procedura di infrazione per violazione dei principi di concorrenza. Quasi che le condizioni infrastrutturali di Maracalagonis possano essere parametrate con quelle di Parigi o che le possibilità degli imprenditori di Serrenti siano le stesse di quelli di Francoforte.

Le regioni insulari, ma anche le aree di montagna, non vogliono condizioni di favore, ma di riequilibrio. Vogliono competere alla pari e questo è un diritto sancito, oltre che dalla nostra Costituzione, dalle norme europee.
Una legge di iniziativa popolare ha raccolto 120.000 firme depositate qui al Senato con la quale si chiede il reinserimento in Costituzione del principio di insularità, troppo frettolosamente tolto con la riforma del Titolo V. A nome anche degli altri senatori sardi chiedo sia calendarizzato al più presto in modo da dare più forza al nostro governo in sede di trattativa con Bruxelles.

In una Risoluzione del 4 febbraio 2016 il Parlamento europeo chiedeva che la Commissione avviasse uno studio/analisi approfondita sui costi supplementari che la condizione di insularità determina a livello dei sistemi dei trasporti di persone e merci e dell’approvvigionamento energetico, nonché di accesso al mercato, in particolare per le piccole e medie imprese.

Risoluzione rivelatasi, per ora, lettera morta. Ecco perché è importante avviare una trattativa subito!
Oggi discutiamo la legge delega e la relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia alle politiche dell’Unione europea. Questo ci aiuta forse a fare una riflessione, necessaria soprattutto oggi, rispetto a quelli che sono i nostri rapporti con l’Unione europea, perché proprio oggi necessitiamo di riflettere maggiormente su questo tema.

Ebbene, Presidente, noi abbiamo criticato in maniera aspra le politiche di austerità dell’Unione europea e riteniamo che l’Unione europea debba perseguire politiche ampie, espansive e politiche fiscali, economiche e sociali comuni, per cercare di affrontare e di superare la crisi e le difficoltà di milioni di cittadini europei, di superare il problema della disoccupazione, della rimozione delle disuguaglianze sociali ed economiche troppo presenti ancora oggi.

Crediamo in un’Europa realizzata sulle diversità culturali e quindi vicina alle realtà regionali e locali, un’Europa dei popoli e delle regioni, fondata sul principio di sussidiarietà: il M5S ha come idea base il rispetto delle autonomie, della sussidiarietà e dell’autogoverno. Da qui sorge la nostra idea di un’Europa diversa, un’Europa dei popoli, delle autonomie locali, delle regioni, un’Europa delle culture e delle lingue; un’Unione Europea, in breve, che faccia derivare la sua legittimazione dal popolo.

Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato il 3 ottobre 2018 il regolamento che istituisce lo sportello digitale unico. Cittadini e imprese dell’UE, a partire dal 2020, potranno fruire di servizi di assistenza, consulenza e risoluzione dei problemi transfrontalieri grazie ad un’interfaccia comune disponibile in tutte le lingue ufficiali dell’UE. Tra queste vanno tutelate quelle riconosciute dalla Carta di Strasburgo nel lontano 1992, mi riferisco alle lingue regionali o minoritarie, Carta sottoscritta dall’Italia, ma non ancora ratificata, nonostante ripetute sollecitazioni, da almeno quattro legislature. È il momento di sanare questa anomalia e di calendarizzare al più presto la discussione sui disegni di legge depositati in Senato, tra cui quello che ho depositato ad inizio legislatura.

Concludo, signora Presidente, riandando col pensiero a un grande europeista:

“La federazione europea non si proponeva di colorare in questo o quel modo un potere esistente. Era la sobria proposta di creare un potere democratico europeo”
così Altiero Spinelli commentava causticamente la sconfitta della sua idea d’Europa, ma egli non si arrese fino alla fine dei suoi giorni.

A noi il compito di proseguire questo difficile, ma necessario cammino.

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