RWM: “La fabbrica di Domusnovas-Iglesias continua a produrre, al massimo delle sue possibilità”

Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita del Comitato Riconversione RWM, invitano l’ANSA e gli altri organi di informazione a riconsiderare il testo del comunicato dove si scrive che nel 2018 nessuna bomba aerea prodotta in Italia è stata venduta all’Arabia Saudita.

“E’ di stamattina un comunicato dell’agenzia ANSA secondo il quale nessuna bomba per aereo sarebbe stata venduta, nel 2018, dall’industria italiana al regime saudita, impegnato nella sanguinosa guerra in Yemen. Ciò si evincerebbe, dalla lettura della relazione annuale al Parlamento in materia di armamenti, in cui si leggerebbe che il valore dell’export delle armi italiane verso Riad sarebbe crollato dai 427 milioni di euro del 2016 ai 13 milioni del 2018.
Inoltre, nell’anno passato, la RWM Italia Spa, industria con sede legale a Ghedi (BS), di proprietà del gruppo tedesco Rheinmetall, che produce bombe in Sardegna, non avrebbe avuto licenze di esportazione verso l’Arabia Saudita.
Il Comunicato appare come una difesa d’ufficio dell’industria bellica e del governo italiano, entrambi al centro di pesanti critiche, da parte di numerosissimi soggetti della società civile italiana ed europea, a causa del loro coinvolgimento nella guerra in Yemen, definita dall’ONU, la maggiore crisi umanitaria mondiale dal 1946 ad oggi.
Sta di fatto che le relazioni parlamentari bisogna saperle leggere e soprattutto i dati vanno incrociati e messi in collegamento con altre informazioni.
Una cosa sono le licenze all’esportazione, una cosa le vendite, un’altra ancora sono le esportazioni, intese come spedizioni di merce da un paese all’altro. La realtà dei fatti, continuamente monitorata dal Comitato per la Riconversione della RWM e da altri attenti osservatori, è ben diversa. Le bombe continuano a partire verso la penisola arabica e le licenze del 2016 sono ancora ben lungi dall’essere esaurite. La fabbrica di Domusnovas-Iglesias continua a produrre, al massimo delle sue possibilità, per l’Arabia Saudita, sempre per fare onore a quelle autorizzazioni.
C’è da considerare che, la limitata capacità produttiva della fabbrica, insieme al fatto che l’Arabia non è l’unico cliente, fanno si che gli oltre 450 milioni di euro di bombe per aereo, autorizzati a partire dal 2016, (corrispondenti a circa 20.000 pezzi) potrebbero richiedere fino a 10 anni di lavoro per essere prodotti e trasferiti all’Arabia.
Inoltre, dopo numerose e ben documentate indagini giornalistiche e dopo le verifiche del gruppo di esperti dell’ONU, non ci possono essere più dubbi né sull’uso in Yemen, da parte della coalizione saudita, delle bombe prodotte in Sardegna, né sulle pesantissime conseguenze di quei bombardamenti su milioni di civili yemeniti, comprese donne e bambini, i quali, quando non sono stati colpiti direttamente, stanno però patendo, comunque, le conseguenze degli attacchi, in termini di accesso al cibo, all’energia elettrica, all’acqua potabile e alle cure mediche.
E’ di pochi giorni fa la notizia dell’ennesimo bombardamento contro l’ospedale di Medici senza Frontiere e sono recenti gli interventi del presidente Conte e dei ministri Di Maio e Trenta, estremamente preoccupati per l’uso delle bombe italiane da parte dell’Arabia, così come le iniziative parlamentari in commissione Esteri volte a fermare l’esportazione delle bombe.
Alla luce di questi fatti, invitiamo caldamente l’ANSA e gli altri organi di informazione a riconsiderare il testo del comunicato.”

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