Scienza e Capitalismo: due forze in lotta fra loro?

La nostra rubrica vi offre oggi un importante spunto di riflessione sul rapporto esistente fra la Scienza e il Capitalismo, all’interno di un contesto più ampio che è quello rappresentato dalle grandi innovazioni e trasformazioni tecnologiche che stanno investendo il mondo attuale. Colui che ci aiuta a fare chiarezza su questo argomento, così complesso e che tanto fa discutere, è il Professor Lucio Cadeddu, matematico, ricercatore, giornalista e scrittore. Approfitto di questa breve introduzione all’intervista per farvi notare la distinzione che il professore fa tra il “sapere oggettivo” e “i dogmi della Tradizione Cristiana”. Non voglio entrare nel merito della questione perché, come sicuramente il lettore ha capito, il punto sul quale vorrei catturare la vostra attenzione apre questioni interpretative, a seconda dello studioso chiaramente, infinite. Ringrazio di cuore il professore per averci regalato il suo contributo. Buona lettura a tutti! Lucio Cadeddu è professore del Corso di Analisi 1 al primo anno del Corso di Laurea in Matematica, presso il Dipartimento di Matematica e Informatica dell’Università di Cagliari. Per maggiori dettagli sulle attività e gli impegni culturali del Professor Cadeddu rimando il lettore al suo sito: https://www.luciocadeddu.com/chi.htmI Intervista di: Enrico Sanna.

0)Il fisico e chimico toscano Marco Maestro nell’introduzione al suo libro “Scienza e Capitalismo” affermò:

“Qualche decennio fa era di moda il motto “la Scienza è del Padrone”. Personalmente non lo condividevo. Non lo condividevo, un pò paradossalmente, non per la sua faziosità o strettezza di vedute (che non mi sfuggiva), ma per la sua genericità. In fondo, riflettevo, da un certo punto di vista, tutte le manifestazioni delle attività culturali del mondo moderno (arti grafiche, letteratura, musica, moda…) sono influenzate fortemente dalla struttura economico-sociale, ossia dal capitalismo. Per la scienza la situazione è diversa. La scienza moderna e contemporanea si può dire che nasce (con Newton) negli stessi luoghi dove sorge il capitalismo industriale moderno, e negli stessi tempi. Si espande e si sviluppa lungo gli stessi percorsi. Infine, se si guarda bene, si vede che in larga misura ha gli stessi protagonisti. In qualche modo, hanno avuto un’evoluzione simile. Sorge spontanea la domanda se non possa rintracciarsi una qualche base profonda comune che meriti di essere individuata. Questo saggio ha la speranza di contribuire a rispondere a questa domanda.” (M.Maestro) Leggendo il brano mi viene da chiedermi se la Scienza sia un sapere che nasce dalla pura speculazione intellettuale e dalla sete di conoscenza dell’Uomo oppure se prenda le mosse dalla volontà e/o dalla necessità di “manipolare” la Natura allo scopo di ottenere dei vantaggi. A partire da ciò Le pongo tre domande: Che cos’è la Scienza? Che cos’è la Tecnica? Siamo di fronte a un’endiadi? In che cosa consiste il metodo scientifico? Il sapere scientifico si costituisce come sapere oggettivo, come Verità assoluta simile ai dogmi della Tradizione Cristiana?

La scienza non si basa su dogmi di fede. Per credere in un essere
superiore serve la fede, mentre non c’è bisogno di “fede” per
accettare le verità scientifiche, esse sono provate, come si dice, al
di là di ogni ragionevole dubbio, grazie all’applicazione del metodo
scientifico. Non a caso tutte le dimostrazioni scientifiche
dell’esistenza di Dio sono state e saranno destinate al fallimento. Il
metodo scientifico richiede che un certo risultato possa essere
ripetibile, in maniera univoca, da parte di chiunque.
Per questo motivo non accosterei i termini “sapere oggettivo” con
“dogmi della Tradizione Cristiana”. La scienza è oggettiva, la fede no.

2) Il fondamento principale su cui riposano gli edifici scientifici,
dalla Meccanica di Newton alla Relatività e alla Meccanica quantistica
è la Matematica. Da quando la Scienza è nata nel XVII secolo, molti
grandi pensatori come Spinoza, Hobbes, Cartesio, hanno cercato subito
di fondare tutto il Sapere in modo unitario ricorrendo al metodo
matematico deduttivo. Anche le cosiddette Scienze economiche fin dalla
loro nascita si costituiscono come teorie rette da relazioni
matematiche. Persino le Scienze Politiche oggi si poggiano su basi
matematiche. Sono famosi i Teoremi di Kenneth Arrow che insieme a John
Hicks, nel 1972 vinsero il premio Nobel per l’economia per i loro
contributi alla Teoria dell’equilibrio economico e alla Teoria del
benessere. Si può quindi affermare che da circa quattro secoli si
proceda verso la matematizzazione del sapere. È possibile quindi
sostenere che anche il Capitalismo, convinto di usare la Scienza per
il raggiungimento del suo scopo, la massimizzazione dei profitti, in
realtà dipenda da essa e non sarebbe pensabile a prescindere da essa?
Più in generale potrà mai esistere o è mai esistita una forma di
economia che non abbia o non abbia mai avuto legami con la
Matematica?

Sicuramente esistono forme di economia che prescindono dalla
matematica, basti pensare ai popoli che non utilizzano o utilizzano
poco anche solo i semplici numeri. Nel mondo esistono popolazioni che
non utilizzano neppure il sistema decimale, ad esempio. Il capitalismo
si basa sull’idea di profitto e, in un certo senso, su un’utopica idea
di crescita infinita. In questo, ovviamente, la matematica ha il suo
ruolo. Essa può essere uno strumento, ma talvolta – proprio in
economia – è stato utilizzato in maniera sbagliata, come nel caso
della crisi del 2006 e dei mutui subprime. La matematizzazione del
sapere è positiva, a patto che gli strumenti matematici siano
utilizzati da chi effettivamente li padroneggia.
3) Guardando la Storia degli ultimi secoli a partire dalla prima
Rivoluzione Industriale, si nota che, per la prima volta, lo sviluppo
tecnologico è stato così notevole, rapido e di così grande portata da
apparire sconvolgente. L’umanità da allora ha cominciato a circondarsi
di oggetti materiali, come oggi un cellulare, e astratti, come una
transazione bancaria, che hanno un concentrato di intelligenza umana
in termini di concetti teorici su cui si basano, da essere entrata in
un mondo sempre più artificiale e così complesso che la nostra epoca
è stata definita Età della Tecnica. Ma oggi, altresì, l’ambiente
sociale in cui viviamo è l’orizzonte del libero mercato, della
flessibilità, della libera concorrenza. Ed è proprio il mercato a
incentivare lo sviluppo tecnologico pur di trarne un guadagno. Viene
da chiedersi: un qualunque pensatore che voglia comprendere la Storia
Contemporanea può farlo senza avere un sufficiente bagaglio di
conoscenze scientifiche?

E’ utopistico immaginare che per comprendere la storia sia
strettamente necessario conoscere la scienza e la tecnica. Esse sono
al servizio del progresso tecnologico ma, spesso, la scienza è stata
in anticipo sulla tecnica di decenni. Basti pensare alle conoscenze
scientifiche alla base delle attuali telecomunicazioni, nate e
sviluppatesi in un periodo nel quale non esistevano ancora neppure i
personal computer. Questo è un po’ il destino della ricerca
scientifica: immaginare mondi che potranno essere realizzati solo dopo
tanto tempo. D’altra parte, però, esiste anche la ricerca scientifica
ispirata dalle applicazioni. Questo dualismo esiste e continuerà ad
esistere nel tempo.

4) Questo sviluppo tecnologico ha portato con sé un accumulo e una
parcellizazione di sapere scientifico senza precedenti che un uomo
oggigiorno non può più ambire ad apprendere tutto lo scibile umano
come ai tempi di Dante nel Duecento. Che ricadute ha questa condizione
sulla ricerca scientifica? Inoltre, se si tiene conto che dagli anni
Ottanta la ricerca nel mondo occidentale è finanziata per lo più da
enti e società private, non si corre il rischio che siano queste
ultime a dettare gli obiettivi di ricerca? Gli scienziati non
diventano così esperti di un piccolo orticello messo loro in mano da
chi ha fini diversi dalla pura speculazione intellettuale e punta
all’incremento del proprio capitale? Per esempio la ricerca può essere
spinta in un verso che obbliga il ricercatore a infrangere il suo
codice morale, o comunque le regole morali accettate universalmente:
la costruzione di armi, biologiche o nucleari, la clonazione di un
essere umano…

Come detto sopra la ricerca scientifica si muove sui due fronti:
ispirata dalle applicazioni esistenti (e quindi finalizzata a queste)
o in maniera del tutto autonoma (la cosiddetta “ricerca di base”) che,
spesso, non si pone l’applicazione come fine ultimo. Per questo motivo
non c’è il rischio che essa sia sottomessa a volontà diverse da quelle
della pura speculazione. Tutto questo meccanismo virtuoso, però, ha
necessità di essere finanziato dagli stati, proprio per evitare che
tutto si riduca a una mera ricerca del profitto fine a sé stesso. Per
tutte queste ragioni, servono governanti “illuminati” che capiscano
l’importanza del finanziamento alla ricerca di base.
Negli ultimi anni, purtroppo, si sta diffondendo a macchia d’olio una
sorta di repulsione verso la scienza e il metodo scientifico (si veda,
ad esempio, la questione No Vax) e questo, ovviamente, non può che
remare contro i finanziamenti per la ricerca di base, in particolare.
Se la scienza e i suoi risultati diventano “discutibili” e “opinabili”
è chiaro che il rischio di un ritorno al passato più buio dell’umanità
diventa molto concreto.
5) Emanuele Severino, riconosciuto come uno dei più grandi filosofi
viventi, sostiene da tempo che il Capitalismo sia in declino e che il
dominio del mondo futuro sarà della Tecnica. Stiamo davvero andando in
questa direzione come già Bertrand Russell, nel suo libro “La visione
scientifica del mondo”, aveva previsto? È un bene o un male questa
progressiva e apparentemente inesorabile scientifizzazione del sapere?
Non si rischia di perdere in questo modo la bellezza di quei “saperi”
artistici che si radicano dentro gli abissi della mente umana?

Ritengo che a fianco del sapere scientifico possa e debba coesistere
tranquillamente anche la creatività dell’arte, anche perché, senza
spirito creativo, la scienza stessa, che fonda la sua forza nella
fantasia e nelle intuizioni degli scienziati, è destinata a fallire.
Già l’aver paura del sapere scientifico non è un buon punto di
partenza, però. Non vedo, poi, in che modo il capitalismo sia
minacciato dalla scienza. Semmai, potrà andare in declino per motivi
inerenti alla sua stessa natura.

6) E da questo punto arriviamo all’ultimo argomento da affrontare: il
tema dell’intelligenza artificiale. L’IA rappresenta una delle più
importanti sfide del futuro. Le macchine, da quando hanno fatto la
loro comparsa, hanno avuto un duplice aspetto: sono al nostro servizio
ma, per l’utilizzo che il Capitalismo ne ha fatto, concentrando nelle
sue mani tutti i mezzi di produzione, hanno creato un mondo, quello
della fabbrica, che trasforma gli esseri umani in automi? Non si
rischia lo stesso già oggi con i computer, i cellulari, il 5G
eccetera, e ancor più un domani in cui esse sapranno simulare tutte le
nostre operazioni? Infine in che modo, se è possibile discuterne in
questa sede, si è arrivati all’intelligenza artificiale partendo da
Kurt Goedel e Alan Turing, passando per i computer e le reti neurali?

E’ abbastanza ovvio che con il progredire delle tecnologie
informatiche la forza lavoro sarà progressivamente sostituita da
macchine, almeno laddove non è necessaria la creatività e la fantasia
dell’uomo. Semplicemente, il lavoro dell’uomo muterà, evolvendo dal
manuale verso l’intellettuale perché, per fare significativi passi
avanti nell’IA e nella robotica, servono uomini che studiano e
realizzano, inventano e implementano.
Spero di esserle stato utile in qualche modo.

Fonte: mysterionweb.wordpress.com

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