Siria, la dichiarazione di Angelina Jolie, inviata speciale Unchr

I miei pensieri vanno al popolo siriano in questo giorno in cui purtroppo registriamo un altro anno di conflitto devastante. In particolare, penso ai milioni di siriani che affrontano inaudite difficoltà vivendo da rifugiati nella regione e altrove, a tutte le famiglie sfollate all’interno del Paese, e a tutti coloro che hanno sofferto lesioni, traumi, fame e perdita di familiari.

Milioni di siriani non hanno avuto alcun ruolo nel conflitto ma convivono con le sue conseguenze. È impossibile descrivere la resilienza e la dignità delle famiglie siriane che ho conosciuto. Ogni rifugiato siriano con cui ho passato del tempo negli ultimi otto anni, giovani e anziani, ha affermato di non desiderare altro che la pace in Siria così da poter fare ritorno a casa in condizioni sicure. Alcuni hanno già cominciato a tornare – famiglie sfollate interne e, in numeri inferiori, rifugiati. È significativo che tali ritorni siano gestiti dai rifugiati stessi, sulla base di decisioni consapevoli, e non da strategie politiche. Parlare coi rifugiati e mettere le loro prospettive e le loro preoccupazioni al centro dei loro progetti futuri di ritorno è fondamentale, è una questione di rispetto dei loro diritti.

Intanto, il divario fra quello di cui hanno bisogno i rifugiati e gli sfollati interni siriani per sopravvivere e l’assistenza umanitaria effettivamente disponibile cresce giorno dopo giorno. Vi sono siriani all’interno del Paese che stanno tentando di ricostruirsi una vita senza avere il supporto necessario. Milioni di famiglie rifugiate siriane vivono al di sotto della soglia di povertà e si svegliano ogni mattina senza sapere se troveranno cibo o medicine per i propri figli, alle prese con i debiti accumulati in otto anni di esilio.

Donne e ragazze sono esposte a rischi ulteriori, fra cui quelli derivanti da opportunità di lavoro seriamente limitate e da forme di violenza sessuale e di genere quali matrimoni forzati e precoci, sfruttamento e abusi sessuali, e violenza domestica. I Paesi di accoglienza – Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto – hanno fatto moltissimo per aiutare i rifugiati, ma necessitano urgentemente di finanziamenti che permettano loro di continuare a sostenere milioni di rifugiati e di assistere le popolazioni locali che li accolgono, per affrontare le pressioni economiche e sociali cui sono sottoposti.

Fino a quando il conflitto continuerà e i siriani non potranno fare ritorno nelle proprie terre, il minimo che potremo fare è cercare di soddisfare queste loro urgenti esigenze umanitarie: ridurre al minimo le sofferenze umane e cercare di attenuare alcuni dei danni causati da questi otto anni persi a causa di un conflitto insensato. Questo è davvero il minimo che possiamo fare per un popolo che merita molto di più: il diritto di vivere in pace, sicurezza e dignità nel proprio Paese”.

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