Siria nord-occidentale: milioni di sfollati affrontano le rigide temperature invernali in condizioni estreme

Quella della Siria è una lunga guerra dimenticata, 8 anni di conflitto che hanno provocato mezzo milioni di morti civili, undici milioni di sfollati, una economia ormai distrutta e situazioni di vita insostenibili, il tutto nell’indifferenza dell’opinione pubblica mondiale, ormai tanto abituata ai conflitti regionali, da coesisterci con ipocrita serenità.

Idlib, città della Siria nord-occidentale, situata vicino al confine con la Turchia, è al centro di una profonda crisi umanitaria: da dicembre è iniziata una intensa l’offensiva aerea da parte del governo siriano e dei suoi alleati.

Bombardamenti sia terrestri che aerei ed offensive di terra che hanno provocato una nuova fuga di massa dalle zone di guerra. La parte settentrionale di Idlib, vicino al confine turco, ospita già circa 1,5 milioni di persone vulnerabili e secondo le Nazioni Unite, dal 1° dicembre dello scorso anno, altre 300.000 sono fuggite dalle loro case, principalmente verso il sud della provincia di Idlib.

Sono persone spaventate, sradicate dalla loro terra e vulnerabili. Il sovraffollamento, le scarse possibilità di trovare un rifugio, le rigide temperature invernali in una zona di montagna e una risposta umanitaria al limite della capacità, rendono la loro situazione particolarmente difficile.

Impegnati sul campo di guerra, le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) che con tale afflusso di nuovi sfollati, hanno ampliato il loro intervento, includendo la distribuzione di coperte, combustibili per il riscaldamento prodotti localmente e altri generi di prima necessità per affrontare l’inverno. Un team di logisti ha scavato latrine nelle zone in cui si concentrano le famiglie appena arrivate, oltre ad aumentare la quantità di acqua potabile fornita.

In seguito all’escalation della violenza, diversi ospedali sono stati bombardati e sono fuori servizio, incluso quello di Maarat al Numan, il più grande nella zona meridionale di Idlib. Altri ospedali sono stati evacuati all’avvicinarsi delle ostilità. Quelli situati più a nord sono sovraccarichi di pazienti e MSF ha donato forniture mediche a diversi ospedali per supportare le attività in aumento.

Il campo di Deir Hassan è costituito da diversi insediamenti di fortuna dove nelle ultime tre settimane sono arrivate più di 11.000 persone. Gli sfollati hanno ricevuto solo un piccolo kit con generi alimentari d’emergenza costituito da cibo in scatola, ma non hanno un riparo né nulla con cui riscaldarsi.

Alcune famiglie condividono tende con parenti, ma complessivamente le condizioni rimangono disastrose. Per rispondere all’aumento del numero di sfollati interni nel campo di Deir Hassan, MSF gestisce una seconda clinica mobile che fornisce cure mediche di base.

Più a ovest, nel distretto di Harem, una zona montuosa della parte settentrionale di Idlib, il 7 gennaio una équipe di MSF ha distribuito beni di prima necessità per affrontare l’inverno a 52 famiglie appena arrivate. Erano fuggite da un campo di sfollati vicino al fronte e per alcune questa è la terza o quarta fuga per salvarsi la vita. 

“Con oltre un milione di sfollati già presenti nell’area, la mancanza di un rifugio e la quasi totale dipendenza dall’assistenza sono questioni critiche – afferma Cristian Reynders, coordinatore di MSF per la parte settentrionale di Idlib – A volte non c’è spazio disponibile per le famiglie appena arrivate nei campi ufficiali, in altri campi viene chiesto di portare la propria tenda o un riparo. Ci sono organizzazioni che lavorano per risolvere questa situazione, ma per il momento è un grande problema. Inoltre, ci sono pochissime opportunità di lavorare per guadagnare qualcosa e l’inflazione dei prezzi nei mercati alimentari è elevata. La gente così si indebita senza alcuna speranza di poter rimborsare il prestito e nel tempo diventano interamente dipendenti dagli aiuti”.

Il confine turco è chiuso per i siriani, eccetto per coloro che necessitano di ricoveri ospedalieri di emergenza, e le linee del fronte dell’offensiva del governo siriano si spostano costantemente e violentemente a nord verso le due principali autostrade che corrono da est-ovest e nord-sud attraverso Idlib.

Accade così che le comunità di sfollati vengano schiacciate in un’area sempre più ridotta in quanto la precedente offensiva condotta tra aprile e agosto dall’esercito siriano e dai suoi alleati aveva provocato enormi fughe di massa. Sono molte le organizzazioni che operano nella provincia di Idlib, ma i bisogni stanno portando al limite la capacità di aiuto umanitario disponibile.

Questa la situazione, con la necessità di assistenza d’emergenza ad Idlib, che rimane più elevata che mai.

Alberto Porcu Zanda

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