
Lucrezia Borgia torna a Cagliari. A distanza di 112 anni, l’opera di Donizetti è al Lirico nel nuovo allestimento coprodotto insieme al Teatro Maggio Musicale Fiorentino per la direzione di Andrea Bernard. E a detta di molti, musiche, testi, interpretazione e scenografie si amalgano in una delle migliori opere viste negli ultimi tempi in città.
Fra gli artefici di questo lusinghiero risultato vi è, senza ombra di dubbio, Leonardo Sini, il direttore d’orchestra diplomatosi al Conservatorio di Sassari. Nei due atti del libretto di Felice Romani, la sua direzione ha reso perfettamente nel descrivere la drammaticità compresa nell’omonima tragedia descritta da Victor Hugo.
E poco importa se questo avviene col primo o col secondo cast. Se l’australiana Jessica Pratt ha sfavillato nella prima serata, la sua collega Alessia Panza, vista ieri sera, non è sicuramente da meno. Il soprano bresciano, nel dare voce e volto a Lucrezia Borgia, ha dato ampio spazio al suo timbro vocale per incanalare al meglio il dramma che vive il personaggio da lei interpretato con particolari movenze da prosa.
Stessa cosa per Valerio Borgioni nei panni di Gennaro, figlio segreto della Duchessa. Considerato fra i tenori emergenti, il romano si muove nelle scala vocale fra tonalità profonde e morbide dando l’impressione di non essere mai in difficoltà.
Don Alfonso è il cagliaritano Francesco Leone, un basso convincente e autorevole mentre Maffio Orsini è Micaela Guerrera. versatile mezzosoprano. Con loro, Didier Pieri, è sia il Rustighello che l’Uscere, Mauro Secci è Oloferno Vitellozzo, Andrea Galli è Liverotto. Poi Lorenzo Barbieri è Don Apostolo Gazzella, Andrea Pellegrini è Ascanio Petrucci. Infine Rocco nei panni di Lia Gubetta, Luca Gallo in quelli di Astolfo e Omar Trincas in quelli di un Coppiere.
Un plauso va alle scene di Alberto Beltramme ambientate negli anni ’50, un ‘epoca, agli occhi del regista, in cui il Papa poteva essere vista come catalizzante per una società spaesata. La seduta di agopuntura a cui si sottopone il Pontefice è più riconducibile alla serie tv The Borgias che alle vicende del Rinascimento. Gli amici di Gennaro, invece, possono essere visti come coloro che rifiutano a questa figura accentratrice capace di annullare le rispettive personalità..
Il rapporto fra lo sfondo scuro (dominante) e le luci chiari, curato da Marco Alba, si muove pari passo con le vicende di una donna considerata malvagia ma pur sempre madre di un figlio a cui ha negato il suo amore. E una donna che si muove su una pedana che si muove a 360° passando fra una porta e l’altra, un labirinto che sembra essere la metafora della sua stessa vita. Affidabile come sempre il Coro del Teatro Lirico diretto da Massimo Fiocchi Malaspina.
In questa storia di madri e figli, di speranza e delitti, i costumi non sembrano particolarmente importanti ai fini della vicenda. Elena Beccaro opta per un abbigliamento consono al dopoguerra. Nella parte finale dello spettacolo, può sembrare strano che Lucrezia sia vestita da papatessa se non per il fatto che lei stessa sia figlia illeggitima di papa Alessandro VI..
Il finale è tutto fra madre e figlio. Lucrezia implora Gennaro di bere l’antidoto, lui rifiuta ed anzi si scaglia contro lei con un coltello. Si ferma solo quando la madre gli rivela la verità ma non vi è più niente da fare. Gennaro muore fra braccia della Duchessa prima del caloro applauso del Teatro Lirico.












Giornalista