
Lella Costa non ha bisogno di presentazioni. Considerata fra le grandi del teatro italiano, l’attrice milanese torna al Teatro Massimo riproponendo insieme a Gabriele Vacis, una versione attualizzata dell’Otello di 24 anni fa. Completamente vestita di bianco, la 73 enne milanese si presenta al pubblico sprigionando sin da subito quell’ironia che renderà frizzante la vicenda di uno dei personaggi per eccellenza di Shakespeare.
“Non mi piacciono quelli che la fanno facile”. Nel suo rapido preambolo, lei fa la sintesi di quello che racconterà nei successivi 90 minuti. Citando ”Di precise parole si vive”, frase tratta dalla canzone Discanto di Fossati e compresa nel titolo dello spettacolo, trova la giustificazione per porre attenzione alle vicende che in questo caso, si sviluppano nel “Nord, anzi nel Nordest di 4, 5…500 anni fa”.
La tragedia è nota ma è chi la racconta a far la differenza. L’attrice ci riesce rendendo atto alla sua presenza scenica impeccabile entrando di soppiatto nelle menti dei personaggi che ruotano intorno a Otello “il moro”, ”il lavoratore straniero”, il generale scelto dal Doge per fronteggiare l’esercito turco nell’isola di Cipro e preferito a “quel generale Vannacci”.
Iago “il faccendiere”, Cassio il luogotenente “scelto per raccomandazioni”, Desdemona la moglie di Otello, Emilia moglie di Iago, Roderigo spasimante di Emilia, il senatore Brabanzio. Per ciascuno di loro c’è una voce e un dialetto, c’è una trasfigurazione delle caratteristiche psicologiche. Nascondendosi fra le tende della scenografia, Lella Costa porta gli spettatori verso il triste epilogo offrendo comunque motivi per ridere.
E’ una visione crudele è quando “è’ difficile difendersi quando l’accusa è falsa” anche il grande amore fra il generale nero e la sua amata, (come nel film “Indovina chi viene a cena”) si trasforma in violenza fisica e omicidio. O più semplicemente femminicidio. Shakespeare non poteva conoscere quella parola ma quanto da lui descritto non si discosta, purtroppo, da quanto le cronache odierne riferiscono. A Lella Costa va il grande merito di aver messo l’accento sul tema delle violenze sulle donne giocando con un classico della prosa con una bellissima interpretazione che ha toccato il cuore dei presenti.
Giornalista