
Dal teatro delle maschere a quello della psicologia, dall’improvvisazione alla commedia di carattere. “La Vedova Scaltra”, scritta nel 1748, è il nesso fra la tradizione goldoniana e l’emancipazione femminile e Giancarlo Marinelli riesce a renderla brillante con la sua regia.
Nella Venezia del’700, Rosaura Lombardi è una giovane e ricca che rimasta, vedova, intende risposarsi. Al suo cospetto, si fanno avanti quattro spasimanti di quattro diverse nazionalità: Milord Runebif (inglese), Monsieur Le Bleau (francese), Don Alvaro di Castiglia (spagnolo) e il Conte di Bosco Nero (italiano). A vincere fra le quattro diverse proposte, (rispettivamente un diamante, un ritratto, l’albero genealogico e una lettera d’amore), è colui che non cade nella tentazione offerta dalla stessa donna munita di maschera in un gioco – verità instaurato con la fidata Marionette, una serva di origini francesi.
L’attrice cagliaritana Caterina Murino, con la sua straordinaria ed elegante presenza scenica, interpreta al meglio questa “scaltra vedova” muovendosi e recitando nel contesto degli intrighi amorosi a lei dedicati. Ottima la performance di Enrico Bonavera che in dialetto veneziano, veste i panni di un vivace e camaleontico Arlecchino. Serena Marinelli è la brillante Marionette mentre Mino Manni (Milord Runebif) Patrizio Cigliano (Monsier Le Blaud) Giorgio Borghetti (Don Alvaro de Castiglia) Lorenzo Volpe (Il conte di Bosco Nero) compongono con variegate strategie di conquista il team degli spasimanti. Poi, da annotare, la voce fuori campo di Jean Reno nei panni dello zio Pantalone.
Arlecchino è simpatico e semplice. I quattro uomini, invece, sono presuntuosi e certi che la donna possa essere la loro preda. Rosualda, invece, non è dello stesso avviso e per certi versi, gioca con loro illudendoli a turno. Non si lascia abbindolare e di rimbalzo, mette in discussione le loro stesse certezze. Tutto è allegro, tutto è leggero e il finale, per chi non conosce la commedia di Goldoni, non sembra essere noto sino alle ultime battute.
Un grosso plauso va alle scenografie mobili di Fabiana di Marco), alle videoproiezioni di Francesco Lopergolo e ai costumi di Stefano Nicolao (Atelier Venezia) mentre non sempre chiaro e comprensibile è stato il dialogo fra gli attori sul palco. Nel complesso, “La Vedova Scaltra” piace al pubblico del Massimo perchè nella sua lucente attualizzazione, pone l’accento sull’amore e sulla libertà che la natura umana richiede.
Giornalista