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Le dieci regole di una mamma stronza. Il regalo alla maestra? Cooosaaa!

mamma stronza
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Dieci regole di una mamma stronza, le ha messe nero su bianco Stefania Croce, estetista di Cuneo e mamma di due bambini, il suo blog si chiama ‘Diario di una cinica estetista’, perché un po’ di sano cinismo serve nella vita. Come da lei stessa affermato, viene da una generazione “in cui la maestra entrava in classe, ci si alzava tutti in piedi e si diceva “Buongiorno signora maestra”. Per cinque anni non ho neanche saputo come si chiamasse di nome, ma soltanto il cognome. Oggi i bambini le danno del tu. Questo crea una confidenza che spesso permette ai genitori di andare oltre”. Questo decalogo è diventato virale con 45mila condivisioni in 4 giorni su Facebook. Non l’avete ancora letto? Eccolo:

IL DECALOGO DELLA MAMMA STRONZA
di Stefania Croce

 

Ovvero. Le 10 regole che devi conoscere se vuoi avvicinarti a me davanti a scuola.

1. Il primo giorno di scuola sono maledettamente euforica. Ho passato tre mesi estivi da incubo in cui ogni giorno era la roulette russa del “dove li piazzo”. La scuola è un porto sicuro dove so che i figli staranno al caldo imparando qualcosa che gli servirà il giorno dopo. Non chiedermi di piagnucolare con te.

2. Il cortile della scuola non è un salotto e non mi scucirai più di tre parole di seguito. La planata in quinta che eseguo con doppio salto carpiato per portare o riprendere i bambini è frutto di un incastro perfetto di eventi in cui la tua chiacchiera su come la maestra intona la lezione è fuori luogo.

3. La maestra non si discute. La maestra è la legge. Se lo dice la maestra è vero. Faccio l’estetista, non ho la laurea in “sopportazione sei-diecienni” pluristellata, dunque non so a memoria il cosiddetto /programma\. Se la maestra decide di iniziare dalle frazioni quantistiche faccia pure. Solo perché sopporta una classe intera di bambini, è una santa.

4. I compiti esistono. Le lamentele sui compiti mi fanno uscire l’herpes. Valutando come sono i ventenni di oggi, che coniugano un congiuntivo su sette, le ore di compiti dovrebbero essere almeno il doppio di quelle attuali. Vi dico una cosa: di morti per compiti non ne sono registrati.

5. Le chat di classe le odio. Sono un’invenzione abominevole di madri pazze. Iniziano magari bene, ma poi diventano l’ennesimo strumento di condivisione di link e auguri, di cui, onestamente, faccio volentieri a meno.

Bannatemi.

6. La polemica sul grembiule ogni anno. Non esiste più. Dobbiamo farcene una ragione. Il problema qua è che le mamme vestono i pargoli come per andare a un matrimonio e temono la riga di inchiostro sulla camicia D&G. Allora: o insegnate ai bambini a stare marmorei nel banco nella posizione del mimo di Piazza di Spagna, oppure lasciate che si rilassi con un abbigliamento meno formale. Son bambini, dai…

7. La gita. Se non la fanno la scuola fa schifo. Se la fanno la scuola sta esagerando. In ogni caso è una tragedia. Che si conclude con i saluti in stile Titanic sotto il finestrino del pullman e selfie con l’autista. Becero tentativo di averne un’immagine nel caso probabilissimo in cui stia portando il figliolo a sperdere. La gita esiste. La gita si fa. Non muore nessuno.

8. I regali alle maestre.

Cooosaaaa???

9. Il materiale scolastico. Che si sappia: io non etichetto più niente. Le notti passate a far stare nome e cognome su micro matite sono finite. Dico ai miei figli: le tue son quelle senza etichetta. Se perdono qualcosa, diventa di tutti. Imparino ad arrangiarsi un po’ e a distinguere le loro cose. Va da se che se tuo figlio perde la biro non mi devi stolkerare ogni mattina. Aveva l’etichetta? Alloracercala.

10. La piaga scolastica. Arriverà anche quest’anno. E sarà panico. I PIDOCCHI. Se mio figlio prende i pidocchi viene trattato adeguatamente con la fiamma ossidrica. L’istante della scoperta corrisponde alla comunicazione alla scuola. Se tutti facessimo così sarebbe più facile debellarli. Invece le chicmamme non ne fanno parola ( temo siano quelle del grembiule) e l’invasione continua. Detto questo, se anche non parliamo di pidocchi dal 12 settembre al 10 giugno, mi fate un favore, perché mi sto già portando via il cuoio capelluto.

Mi vengono in mente altre cinque o sei cose ma ho intitolato decalogo e tale rimane.

Detto questo.

Ci vediamo domattina.

Occhio …

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