Abbandonata in auto per le slot, bimba 2 anni positiva alla cocaina

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Positiva alla cocaina a due anni. E’ quanto emerso nella vicenda di una bimba abbandonata in auto dal padre per andare a giocare alle slot machine in un bar-trattoria. Con lei, nella vettura, c’era anche la sorellina di 8 mesi.

“La notizia della positività alla cocaina della bambina più grande mi ha stupito moltissimo. Non sono in grado di dire, non essendo medico, con quale tipo di assunzione il valore rinvenuto sia compatibile; certo è che, anche a escludere una somministrazione volontaria, il ‘solo’ contatto casuale di una bambina così piccola con questa sostanza è allarmante e gravissimo”, dice il procuratore dei Minori di Brescia, Emma Avezzù, commentando così all’Adnkronos il caso che coinvolge due bambine abbandonate in auto a Borgo San Giacomo.

“Già tutto il contesto – degrado del contesto abitativo, abbandono in macchina e motivazioni del gesto – era significativo di un possibile stato di abbandono; la positività alla cocaina poi ci ha determinato, come ufficio, in assoluta comunione di vedute con il sostituto procuratore Lara Ghirardi, a presentare ricorso al Tribunale per i minorenne per l’apertura di procedura per l’eventuale dichiarazione di adottabilità”, aggiunge. Un iter “che, però, non è che si decide in tre giorni: va fatta una compiuta istruttoria, verificato dove e come le bambine siano vissute, quale la relazione con i genitori, convocati i genitori” e molto altro.

  1. Per il procuratore dei Minori di Brescia, “a fronte di una lesione tanto grave delle esigenze minime dei bambini, l’attivazione dei genitori per poter recuperare il loro ruolo dovrebbe essere tanto più forte. Bisogna dare atto che oggi le risorse per chiedere aiuto e cercare di uscire da questo giro ci sono, e coinvolgere bambini così piccoli in situazioni simili è sintomatico di una inadeguatezza già di per sé gravissima”. Se “il nostro ruolo non è di esprimere giudizi morali, ma di capire se e come un bambino possa crescere bene su questi presupposti; è anche doveroso per lo Stato – conclude il procuratore Avezzù – assicurare che il bambino sia rispettato come persona, protetto e amato”.  (Adnkronos)
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