Conte. Pensioni, quota 100 non sarà rinnovata: obbiettivo 70 anni

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“Quota 100 è un progetto triennale ed era un progetto di riforma che suppliva a un disagio sociale che si era creato. Quello di persone che si sono viste allontanare di molti anni la finestra pensionistica. Scadrà l’anno prossimo come ricordato. Non è all’ordine del giorno il rinnovo di quota 100”. Il premier Giuseppe Conte manda in soffitta, quota 100 scatenando la furia del popolo dei lavoratori con tanti anni di contributi che vedono ancora una volta allontanarsi il traguardo della pensione, nuovamente presi per i fondelli.

Non si scherza con i sacrifici di milioni di lavoratrici e lavoratori italiani.

E questo non è certamente un modo per favorire il ricambio generazionale, i vecchi a lavorare e i giovani sul divano ad aspettare. Per quello che si vuole i soldi si trovano sempre, per i lauti stipendi dei parlamentari, per l’accoglienza selvaggia, per finanziare le rivoluzioni colorate per acquistare gli F16 ecc.. ecc.. Chi paga? Chi ha lavorato onestamente e versato dalle proprie tasche i contributi ed è tartassato con una tassazione tra le più alte al mondo. Ma non basta! Bisogna continuare a spremere i lavoratori sino all’ultimo soffio di vita.

Al fianco di Conte si è schierato Matteo Renzi, leader di Italia Viva, un partito che, come si è visto alle ultime consultazioni, di vivo ha ben poco: “L’abolizione di Quota 100 è una svolta importante. Ha sentenziato il burattino toscano.

Il presidente del Consiglio poi incalza: “Dobbiamo metterci attorno a un tavolo e fare una lista dei lavori usuranti mi sembra la prospettiva migliore, un professore universitario potrebbe lavorare a settant’anni.”

Quando si è lavorato tutta una vita ogni lavoro diventa usurante caro presidente non eletto.

Soprattutto quando uno si sente costretto ad andare a lavorare senza alcuna certezza del proprio futuro, con gli acciacchi dell’età e non certo con l’energia di un giovane. Non si gioca con la vita degli altri. Tenga bene a mente che quando uno perde il lavoro non solo a 65 anni ma anche a 50 anni col cavolo che rientra nel giro.

E intanto, è una notizia di queste ore, il Presidente dell’INPS Tridico si è più che raddoppiato lo stipendio  passando dai 62mila euro annui percepiti a inizio mandato agli attuali 150mila.

Ma nei piani alti la vergogna è stata abolita?

Giorgio Lecis

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