Deputato comunista contro il taglio degli stipendi dei parlamentari: “Non siamo mica metalmeccanici”.

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Un giorno d’agosto del 2016, nella sede del  Parlamento italiano, un deputato di Sinistra, ecologia e libertà, già consigliere regionale in Puglia per Rifondazione comunista, intervenendo contro un ordine del giorno che chiedeva di dimezzare l’indennità di carica dei deputati (da 10mila a 5mila euro), per chiarire “in modo oggettivo e non demagogico”, come ha tenuto a precisare in seguito, che i deputati sono appunto deputati, si lascia sfuggire la frase:  “Non siamo lavoratori subordinati dell’ultima categoria dei metalmeccanici!”

Sannicandro subisce una lapidazione mediatica

Scandalo. Il deputato in questione, Arcangelo Sannicandro, non è un politico di primo pelo (ha 73 anni) ed è uno che conosce perfettamente il significato delle parole (è un avvocato). Che un esponente dell’estrema sinistra contrapponga il proprio status a quello della categoria che simboleggia la classe operaia italiana, suscita un’enorme impressione. Non appena il video dell’intervento comincia a circolare nel Web, l’onorevole Sannicandro subisce la prevedibile lapidazione mediatica. Forte è l’imbarazzo all’interno di Sel. Un imbarazzo aggravato dal fatto che se Sannicandro è parlamentare lo deve, oltre che agli elettori, anche al leader dell’organizzazione, Nichi Vendola, al quale è subentrato nel 2013 dopo la rinuncia di questi  (che preferì restare alla guida della Regione Puglia).

Un lunghissimo post chiarificatore su Facebook

Urge un chiarimento. Che arriva attraverso un lunghissimo post su Facebook. Un post dove l’onorevole Sannicandro si mette addosso la toga da avvocato e svolge una dettagliata arringa a propria difesa. Chiarendo perfettamente il senso tecnico della sua affermazione e, contemporaneamente, rafforzando l’impressione che a volte entrare nei Palazzi del Potere comporti un trasferimento in altre galassie. L’onorevole Sannicandro spiega che da parte di quanti hanno avanzato la proposta di dimezzare l’emolumento c’è un uso improprio, e demagogico, delle parole. I 5 Stelle – come d’altra parte la generalità dei cittadini – parlano di “stipendio”: lo “stipendio dei deputati” (o dei senatori). Invece, chiarisce l’onorevole, non è affatto uno “stipendio” ma una “indennità di carica”. “I deputati e i senatori – scrive nel suo post-arringa – non sono lavoratori subordinati né autonomi . E cioè non sono operai, impiegati, artigiani, commercianti o liberi professionisti”.

“Non siamo l’ultima categoria dei metalmeccanici”

Verissimo. Infatti, per chiarire il concetto, l’onorevole Sannicandro avrebbe potuto dire “Non siamo lavoratori subordinati come i dirigenti della pubblica amministrazione”. Oppure: “Non siamo lavoratori autonomi come i titolari di una pasticceria”.  O come i proprietari di uno studio dentistico, o notarile. O di un supermercato. L’onorevole Sannicandro, insomma aveva a disposizione una lista pressoché infinita di esempi. Ma, tra tutti, gli è venuto in mente proprio quello dei metalmeccanici. Anzi, quello della “ultima categoria dei metalmeccanici”.

L’emolumento non soddisfa l’onorevole

Ora, siccome il tema del dibattito non era l’inquadramento giuslavoristico dello status di parlamentare ma la riduzione, anzi il dimezzamento, dell’indennità, la scelta dell’esempio non è irrilevante. Indicare i metalmeccanici  significa indicare una categoria di lavoratori che percepisce – a seconda del livello d’inquadramento – stipendi che vanno dai 1200 ai 2000 euro al mese. E’ quindi evidente che dire – mentre si discute di un’indennità pari al quintuplo dello stipendio massimo di questa categoria di lavoratori – “non siamo metalmeccanici”, significa anche affermare: “Non è pensabile che noi rappresentanti del popolo possiamo essere retribuiti con un emolumento (indennità, stipendio, salario, retribuzioni, comunque lo si chiami) così miserabile”.

Per i rappresentanti del popolo servono più denari

Sicuramente l’onorevole Sannicandro respingerà questa sintesi. La riterrà lesiva della sua storia politica etc etc. Ma siamo certi che se potesse tornare indietro nel tempo e ripetere l’intervento, i metalmeccanici li terrebbe fuori.  E siamo, se possibile, ancora più certi del fatto che se in questi ultimi mesi e anni l’onorevole Sannicandro avesse avuto i metalmeccanici, e in generale i lavoratori a basso reddito,  tra i suoi interlocutori politici, quella gaffe non l’avrebbe proprio fatta. Ma, purtroppo, non è tutto. Perché in un passaggio della sua interminabile precisazione, l’esponente di Sinistra, ecologia e libertà introduce un concetto che ribadisce questa idea del denaro, del livello di reddito, come elemento costitutivo dello status di rappresentante del popolo. Polemizzando con la “demagogia” dei rappresentanti del Movimento 5 stelle, fa notare che molti di loro entrando in Parlamento hanno fatto “un triplo salto in alto in termini di reddito e status sociale”. E invita a consultare sul sito della Camera le dichiarazioni dei redditi relativi al 2013 e agli anni seguenti.

La professione del parlamentare ancora va bene

A farlo si constata che un gran numero di deputati con l’ingresso in Parlamento ha cominciato a guadagnare (anche al netto dei versamenti all’organizzazione di appartenenza e di altre forme di restituzione parziale) molto più di quanto guadagnava prima. E’ il caso di tanti parlamentari 5 stelle e anche di un senatore di Sel, Giovanni Barozzino, che non appartiene nemmeno all’ultima delle categorie dei metalmeccanici perché è stato licenziato dalla Fiat. Non è il caso, invece, dell’onorevole avvocato Sannicandro che, nel 2014, ha dichiarato un reddito di 400mila euro.  Complimenti, la professione evidentemente va bene. E l’onorevole Sannicandro ritiene di poter parlare ancora più autorevolmente dell’indennità perché a lui quei soldi non hanno cambiato la vita. Potrebbe anche farne a meno. Ma non era questo uno degli argomenti rassicuranti della discesa in campo di Silvio Berlusconi?

Sorprende il distacco dalla realtà che l’ingresso nel Palazzo produce

“Comprendo la malafede e la disonestà intellettuale degli avversari politici – scrive alla fine dell’interminabile post – ma mi sorprende la superficialità con cui vengono recepite le strumentalizzazioni da parte di coloro che dovrebbero essere adusi ad avvertirle immediatamente”. Già. Ma sorprende ancora di più il distacco dalla realtà e dalla sua percezione che a volte l’ingresso nel Palazzo produce. E comunque ci sono modi molto meno arzigogolati per perdere le elezioni.

fonte: www.tiscali.itImage

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