Emergenza Coronavirus, comunicato della Cgil

La situazione di emergenza sociale e sanitaria della nostra regione è ormai arrivata a un livello di gravità tale da imporre un cambio immediato di atteggiamento da parte della Presidenza e dell’intera Giunta sulle misure e le politiche da mettere in campo per fronteggiarla e per far ripartire l’intero sistema regionale.

La Cgil non può sottrarsi a denunciarne ancora la mancanza o l’inconsistenza, per ottenerli o migliorarli, e non esiterà, per farlo, ad adottare le più forti forme possibili di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, disoccupati, giovani e anziani, raccogliendo il grido d’allarme che sale dal territorio, insieme a tutte le forze sociali dell’Isola che condividano queste urgenti ragioni e queste gravi preoccupazioni.

Va recuperato lo spirito dell’Intesa del 26 marzo scorso, che la Regione ha tradito nella sostanza e nella lettera, procedendo in piena autoreferenzialità a realizzare interventi parziali, inutili o perfino dannosi, e riforme regressive, orientate essenzialmente a logiche di potere, che non rappresentano certo delle priorità per i lavoratori e i cittadini sardi nel difficile momento che attraversiamo.
Restano aperti, invece, tutti i gravi problemi dell’isola, dalle gravi carenze sulle infrastrutture e sui trasporti, dallo sfascio della continuità aerea e marittima alla crisi dei settori produttivi e dell’energia, devastati dall’abbandono “silenzioso” di investimenti molto importanti, con la Regione priva d’iniziativa e ridotta quasi al
ruolo di spettatrice impotente di scelte che maturano altrove, fino all’assenza di indirizzi di politica industriale, per le manifatture, il primario e i settori innovativi.

Preoccupano, poi, i ritardi e le incertezze nella programmazione economica-finanziaria, che espongono la Sardegna al rischio di perdere importanti risorse europee o di sprecarle per carenza di condivisione
e di capacità progettuale: non si sa nulla dei piani per il Recovery Fund e non si sono fatti i tavoli tematici sul QFP UE 2021-27, che vanno definiti entrambi entro poche settimane; ma persino il bilancio regionale, messo in assestamento da poco ancora una volta senza alcun confronto, appare destinato a un nuovo esercizio provvisorio nel 2021, drammatico davanti all’urgenza di risorse spendibili.

La pandemia continua a imperversare nel collasso dei presidi ospedalieri e della medicina territoriale, con il personale medico, paramedico e ausiliario ridotto all’osso e talora privo persino di dotazioni protettive, esposto a rischi continui e costretto a fare salti mortali per sopperire alle mancanze organizzative e a disposizioni superiori sbagliate e contraddittorie, che hanno reso necessario il meritorio intervento dell’Esercito.

Le Usca sono insufficienti e oberate di lavoro, le prestazioni ordinarie sacrificate e le liste d’attesa allungate a dismisura, mentre i pazienti finiscono trascurati talvolta fino all’abbandono a se stessi, come denunciano quasi tutti i sindaci: le accuse di disfattismo verso di loro, le intimidazioni padronali agli operatori sanitari perché non
parlino, le vergognose minacce ai giornalisti che pongono domande non bastano a mascherare le incredibili prove d’inefficienza, arroganza e incapacità dimostrate.

E se la Giunta finora ha tentennato continuamente tra improbabili allentamenti o ulteriori restrizioni delle misure governative, a seconda dell’utilità propagandistica del momento, adesso occorre fare chiarezza, dipanando senza risposte elusive l’ombra sulle responsabilità del governo regionale, sullo scandalo delle pressioni
interessate al riavvio di movide e discoteche, assecondate sotto l’ingannatrice pubblicità estiva dell’Isola Covid free, malgrado si conoscessero i gravi rischi per la salute pubblica legati alla loro riapertura e alla loro scriteriata gestione operativa, più volte denunciata pubblicamente dalle nostre strutture sindacali territoriali.

Uno scandalo che non soltanto ha causato il contagio di numerosi lavoratori e la fuga anticipata dei turisti, danneggiando e non favorendo la stagione, come denunciano gli albergatori, ma che rende più grave la premura dei nostri governanti verso l’industria dello svago estivo perché stride fortemente con il loro ritardo nel varo delle misure di sostegno alle fasce deboli e ai lavoratori colpiti dalla crisi – che infatti ancora oggi non hanno avuto nulla e forse nulla avranno – o con la scarsa attenzione per la riapertura delle scuole a settembre.

La Cgil e le altre organizzazioni non hanno avuto i tavoli di confronto rivendicati sulle misure di sostegno ai lavoratori – che hanno da essere concrete e integrative, e non odiose finzioni – e sui programmi per la ripartenza, né sulle politiche di sviluppo e sulle riforme, neanche dopo la manifestazione unitaria del 18 settembre scorso, ma neppure hanno avuto quelli concordati sul monitoraggio della situazione di emergenza sociale e sanitaria che, forse, avrebbero potuto evitare scelte sbagliate e pericolose per tutti.

Ora è tempo che il Presidente Solinas faccia chiarezza e si assuma la responsabilità di aprirsi al dialogo costruttivo con le forze del lavoro, per condividere e mettere in campo piani seri ed efficaci per
affrontare la gravissima situazione sanitaria e le enormi difficoltà del sistema economico e sociale della Sardegna.

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