Il Pd fa saltare il taglia-stipendi ai parlamentari

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Lunedì alla Camera va in Aula la legge proposta dai grillini per mettere il tetto di cinquemila euro agli stipendi dei deputati, che oggi guadagnano tre volte tanto. Ovvio che gli onorevoli non abbiano alcuna voglia di farsi del male e che quindi questa legge non abbia alcuna possibilità di essere approvata. Il Pd ha però un problema: come si fa a dire agli italiani di votare «sì» a un referendum che promette mentendo – di tagliare i costi della politica e poi bocciare una legge che i costi li taglia davvero, in un minuto e senza scomodare i cittadini? Semplice: basta rinviare, con un espediente tecnico, il voto della legge grillina a dopo il referendum. A quel punto la si potrà affossare senza subire contraccolpi elettorali immediati.

Questa è solo l’ultima delle furbate di Renzi e del suo partito di ipocriti moralisti. Volete riformare il Paese e ridurre i costi? Bene, partite dal riformare i vostri stipendi, l’occasione è servita su un piatto d’argento dai grillini. È vero che cinquemila euro netti sono un bel taglio rispetto ai compensi attuali, ma è una cifra che ben pochi italiani guadagnano pur sgobbando da mattina a sera.

Quando si fa la bocca a certi stipendi è difficile tornare indietro. Ma perché allora prendere in giro l’opinione pubblica? I presunti risparmi della riforma del Senato sono poca cosa in confronto all’approvazione di una legge ordinaria che porterebbe a livelli di decenza il compenso di oltre mille parlamentari tra deputati e senatori.

Ma ormai sappiamo come vanno le cose: questi vogliono riformare tutto tranne loro stessi, che poi sono i responsabili di tutti i mali che a parole vorrebbero combattere ma che nei fatti si guardano bene di affrontare. I marziani li abbiamo già in casa, tempo perso andarli a cercare sul Pianeta rosso, anche in questo caso con risultati incerti.

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