La Fornero taglia i pensionati A 4 su 10 meno di mille euro

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Il paradosso della previdenza è tutto nelle cifre che ieri l’Istat ha dato sui pensionati italiani. Il numero di coloro che vivono della rendita da lavoro si è ridotto a causa di più rigidi criteri imposti dalla riforma Fornero, ma la spesa per pagarle continua a salire, più di quattro miliardi in un anno, superando nel 2014 il 17% del Pil a quota 277 miliardi.

Un fenomeno che si spiega con l’aumento dell’importo medio degli assegni, dovuto agli adeguamenti e al maggior peso delle uscite per vecchiaia, anche se c’è ancora una grossa fetta, il 40,3%, pari a 6,5 milioni di persone, che alla fine del mese non riceve più di mille euro. Inoltre quelli che hanno riscosso per la prima volta la pensione nel 2014 hanno dovuto sopportare una penalizzazione che supera i 3 mila euro. Certo ci sono i Paperoni anche tra coloro che vivono di solo assegno pensionistico. Si tratta di 13 mila fortunati anziani che percepiscono assegni sopra i 10 mila euro.

L’analisi conferma l’aumento dell’età media dei ritirati per vecchiaia, in rialzo di più di un anno dal 2012 (da 61,6 a 62,8), eredità della legge del governo Monti che ha di fatto bloccato l’uscita di molti lavoratori a un passo dal ritiro. Un altro effetto della riforma Fornero è la riduzione dei pensionati. La stretta sui requisiti ha determinato un calo di 400 mila unità in tre anni. Il problema che rischia di colpire chi oggi lavora è il rapporto tra pensionati e occupati: ogni 100 persone a lavoro ce ne sono 71 a riposo. E tra le donne il rapporto è uno a uno. I divari tra pensionati rimangono quindi molto elevati con la differenza più evidente che si ritrova tra la classe più povera, sotto i 500 euro, che conta 2 milioni di persone, e il gruppo dei 230 mila più ricchi, i cui importi oltrepassano i 5 mila euro mensili. La riforma passa da questo gap.

Filippo Caleri

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