Postare foto e messaggi osé su Facebook può costare molto caro

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 ATTENZIONE ad affidare la propria immagine ai social network. Ragazzine in costume da bagno, uomini muscolosi, donne discinte, se ne vedono di tutti i colori. Occhio, però, le conseguenze potrebbero costare care.

Lo sa bene una donna di cinquant’anni che ha perso la causa di divorzio per alcune foto pubblicate sul profilo Facebook, dove è ritratta in discoteca – insieme alla figlia sedicenne – vestita con leggings attillati e corti che appaiono «inadeguati per una cinquantenne», scrive il giudice.

La sentenza di divorzio che dà ragione al marito è stata emessa dal giudice Angela Fedelino del tribunale di Prato, firmata anche dal presidente Nicola Pisano. Il magistrato addebita la fine del matrimonio alla donna assegnando all’uomo la casa che i coniugi (italiani di 50 anni, lui tecnico informatico, lei addetta alle pulizie) avevano comprato insieme e disponendo che la moglie versi ogni mese all’ex un assegno da 200 euro per il mantenimento della figlia, maggiorenne ma non autosufficiente. Diverse le motivazioni che il giudice adduce nella insolita sentenza che affida una rilevanza «giuridica» alle esternazioni della cinquantenne su Facebook.

NEL MIRINO finiscono alcune foto che la donna ha postato sul social riferite a una serata passata in discoteca con la figlia sedicenne. «Atteggiamento e abbigliamento di madre e figlia – scrive il magistrato – appaiono inadeguati sia per la figlia, perché troppo giovane, sia per la madre ultracinquantenne per il motivo opposto». «Discutibili» sembrano pure i commenti che la donna lascia su Facebook riferendosi a un incontro che avrebbe avuto con un altro uomo. «E’ insaziabile di me… », aveva scritto.

«E’ DI GUSTO veramente discutibile – recita la sentenza – se si pensa che la figlia poteva leggere e, comunque, la signora non si presentava al mondo come una moglie vessata e sofferente ma come una donna libera e disinibita». Curioso il giudizio che il giudice dà sul commento positivo che la donna lascia sul profilo Fb della figlia a corredo di alcune foto della ragazzina, ritratta in pose «allusive e discutibili». Secondo quanto ricostruito, la donna avrebbe fatto anche diversi prelievi – circa 15mila euro – dal conto cointestato con l’ex marito, usando i soldi per andare dal parrucchiere e dall’estetista nonostante la famiglia avesse problemi economici in quel periodo. Circostanza negata dalla donna che ha sostenuto di aver usato i soldi per le spese domestiche. Infine, il giudice nota le manie («da cleptomane») della moglie che ha avuto un procedimento penale per il furto della corrispondenza dei vicini. «Anche se dietro a tutto questo si nasconde un disagio, una persona adulta avrebbe dovuto riconoscere di aver bisogno di aiuto, e non comportarsi così», conclude il giudice dando un giudizio di merito sulla signora.

«Condannare la mia assistita perché indossava dei leggings mi sembra assurdo – ha spiegato l’avvocato della donna – o per due foto su Facebook. Valuteremo se fare appello».

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