Rete Professioni Tecniche Sardegna incontra l’assessore Balzarini

Sospensione immediata della delibera 63/1, attivazione di un Tavolo Tecnico per una programmazione partecipata della gestione delle Opere Pubbliche in Sardegna. Sono sostanzialmente queste le principali richieste presenti nel documento consegnato questa mattina dalla presidente della Rete delle Professioni Tecniche della Sardegna (Ingegneri,Periti industriali, Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori, Geometri, Periti agrari, Chimici, Dottori agronomi e forestali, l’architetto Patrizia Sini, all’assessore dei Lavori Pubblici Edoardo Balzarini.

«L’assessore, nel corso dell’incontro, ha escluso il blocco della delibera, rendendosi disponibile esclusivamente ad attivare tavoli tecnici di lavoro sul piano industriale della società – spiega la Sini –. Dal canto nostro, come Rete delle Professioni abbiamo ribadito assoluta contrarietà ad una società di progettazione che in primo luogo andrebbe contro corrente rispetto a quanto accade a livello globale, dove ci si affida sempre più a professionalità differenti per una progettazione integrata per garantire opere di qualità, e, in secondo luogo, non porterebbe nessun beneficio al tessuto economico isolano, anzi, andrebbe ad incidere pesantemente su un mercato già in crisi».

Si legge inoltre nella nota consegnata all’assessore: “Secondo quanto si apprende, la società di progettazione regionale inizierebbe la propria attività con otto tecnici in organico e con il compito di gestire opere per un valore complessivo di svariate decine di milioni di euro e di varia natura, accentrando in sé proprio quelle fasi progettuali che dovrebbero essere frutto di procedure concorsuali, che in genere mettono in concorrenza i migliori professionisti, in contrasto quindi con i principi della libera concorrenza e dell’attività di impresa.

Appare evidente che un organico così esiguo non possa contemperare le professionalità multidisciplinari necessarie per gestire opere di tale entità e per le quali la stessa società avrebbe la coincidenza, tra l’altro, del ruolo di controllore (R.U.P.) e di controllato (progettista e D.L.).

Premesso che ogni progettazione in questo momento per l’isola è strategica, e si deve affrontare tenendo conto di tutti gli aspetti per garantire il miglior risultato, è irragionevole pretendere che un gruppo di pochi tecnici, pur con l’apporto di consulenze esterne,  possa vestire i panni, a seconda dell’occasione di ingegnere portuale, trasportista, idraulico, strutturista, edile, geotecnico, elettrico, informatico, dell’architetto, del pianificatore, dell’esperto in restauro; ancora, dell’agronomo, del geologo, dell’archeologo, del naturalista, del biologo e di qualsiasi altra figura necessaria per il completamento del progetto”.

Ma ai professionisti sardi non è piaciuto neppure il metodo adottato dalla RAS: “Tematiche così importanti – si legge ancora – avrebbero necessitato un maggiore confronto per valutare anche le nostre considerazioni e poter suggerire finalità differenti ed efficaci sulla società pubblica. Invece, ci troviamo di fronte ad una previsione che non ha recepito nessuna nostra proposta”.

Per questo la Rete delle Professioni chiede ai candidati presidenti in caso di vittoria di fermare la costituzione della società in house, e valuterà quindi l’opportunità di revocare i propri delegati dai tavoli di lavoro della RAS.

Contro la previsione di una società sarda di progettazione in house si è espresso anche il Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

«Tutti gli studi degli ultimi anni – spiega Gianni Massa, Vice Presidente Vicario del CNI – mettono in evidenza che, nel processo di ideazione e realizzazione di un’opera pubblica, il problema non sta nel tempo di produzione del progetto ma nei cosiddetti tempi di attraversamento, quelli che intercorrono, cioè, tra una fase operativa (livello di progettazione) e l’altra. Tempi purtroppo aumentati con il Codice Appalti».

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