Itinerari Romanici in Sardegna – Basilica di S.Giusta

La meta del nostro itinerario, che dista pochi chilometri da Oristano, è il piccolo centro di S.Giusta con la omonima chiesa: l’agglomerato di case che è ubicato sulle rive dello stagno e nelle vicinanze del fiume Tirso, si trova nel territorio dell’antica città fenicio-punica e poi romana di Othoca; durante il Medioevo, l’abitato si concentrò attorno al poggio ove fu eretta la cattedrale romanica intitolata appunto a S.Giusta.

La basilica, che non è stata rimaneggiata nei secoli, è una delle poche romaniche della Sardegna, di grandi dimensioni (è lunga 28 metri e larga 14).

S.Giusta fu martirizzata per la sua fede, dai suoi stessi familiari all’epoca di Diocleziano ed una leggenda racconta che la cripta della chiesa sarebbe la stessa cella dove avvenne il suo sacrificio. La chiesa sarebbe stata eretta come ringraziamento per un provvidenziale intervento della santa, che liberò il piccolo centro da una terribile epidemia di peste.

La chiesa fu realizzata tra il 1135 e il 1145 quasi totalmente in arenaria tratta dalle cave della penisola del Sinis, in puro stile romanico toscano; non se ne conosce con precisione l’origine nè chi curò il progetto, ma si suppone che la sua costruzione sia stata finanziata e voluta dagli allora sovrani della Sardegna, i Giudici, che solitamente contribuivano all’erezione di questi edifici; la ragione era puramente politica: favorivano per pura convenienza l’introduzione di ordini monastici – cui veniva permesso di edificare edifici di culto – sia per ingraziarsi la Chiesa di Roma, sia pure perchè i monaci erano in possesso di nuovi metodi per la semina dei campi e con la loro opera potevano essere bonificati e resi produttivi vasti territori malsani ed abbandonati.

Le maestranze costruttive – per le analogie con altri esempi presenti nell’isola – sono le stesse che edificarono le chiese di S.Maria di Uta , di S.Paolo di Milis, di S.Antioco di Bisarcio.

L’interno della basilica è a tre navate, divise tra loro da sette colonne culminanti in arcate, quella centrale con copertura lignea, le laterali sensibilmente più basse con volte a crociera.

Colonne e capitelli sono per la maggior parte di spoglio, di antichissima origine, provenienti dalla città di Tharros; solo alcune colonne sono effettivamente medioevali. Il materiale marmoreo per la cattedrale venne recuperato in massima parte dai centri di Tharros, Neapolis e Othoca.

La facciata è caratterizzata dal portale architravato, sormontato da una croce scura al di sopra della quale si trova – unico particolare fuori dai canoni costruttivi romanici – una grande finestra a trifore che sembra potersi attribuire a maestranze islamico-spagnole.

Alberto Porcu Zanda

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