Negli anni 80 e 90 di studiava di più

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I dati lo testimoniano, nero su bianco: i neo-diplomati sono più “somari” dei loro predecessori.

Uno studio dell’Ocse ha, infatti, appena certificato come i quarantenni e i cinquantenni di oggi siano più preparati dei propri genitori – a dimostrazione di una serie di politiche d’istruzione che fino ad un certo punto si sono rivelate vincenti – ma anche molto più acculturati delle nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro o che decidono di proseguire gli studi all’Università.

Se pensate che sia un problema solo nostrano, vi sbagliate: i dati rivelano la medesima, triste tendenza in quasi tutte le nazioni europee (si salva solo la Polonia).

Ma cos’è successo in questi vent’anni?

Le cause sono molteplici e tutte sotto i nostri occhi: programmi antiquati e di scarsa qualità, tagli alle risorse, modelli formativi non in grado di fornire le competenze necessarie alle attuali richieste del mondo del lavoro.

Come affermato da Giovanni Azzone, rettore del Politecnico di Milano: «Negli anni Novanta avevamo un mondo carente di fonti informative, ma quelle che c’erano erano di solito accreditate, scelte. La difficoltà era trovarle. Oggi siamo in un mondo a informazione ridondante: la difficoltà da superare e la competenza richiesta ai ragazzi sono invece il riuscire a sintetizzare, a scegliere e capire. Serve imparare la lettura critica e invece la scuola è ancora generalmente ancorata a vecchi modelli. E in questo spesso non riesce neppure a cogliere e valorizzare le potenzialità dei ragazzi di oggi: punta ancora al contenuto, alle nozioni, rispetto al metodo, allo sviluppo del ragionamento, al lavoro di gruppo».

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