martedì, Febbraio 3

CeDAC / Prosa: Ottavia Piccolo in “Matteotti / Anatomia di un fascismo. Da domani in tournée nell’Isola

Cronaca di un delitto con “Matteotti – Anatomia di un fascismo” di Stefano Massini, con Ottavia Piccolo ed I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, musiche di Enrico Fink, video di Raffaella Rivi, scenografia di Federico Pian, disegno luci di Paolo Pollo Rodighiero, costumi a cura di Lauretta Salvagnin (il vestito di Ottavia Piccolo è realizzato da La Sartoria – Castelmonte onlus), per la regia di Sandra Mangini – produzione Argot Produzioni e Officine della Cultura, in coproduzione con Città del Teatro / Fondazione Sipario Toscana Onlus, Solares / Fondazione delle Arti – Teatro delle Briciole e TSU / Teatro Stabile dell’Umbria.

Una pagina drammatica della storia del Novecento rivive sulla scena in una pièce emozionante, in cartellone mercoledì 4 febbraio alle 21 al Teatro Civico “Gavì Ballero” di Alghero, giovedì 5 febbraio alle 21 al Teatro del Carmine di Tempio Pausania, venerdì 6 febbraio alle 20.30 al Teatro Costantino di Macomer, sabato 7 febbraio alle 21 al Teatro “Tonio Dei” di Lanusei e domenica 8 febbraio alle 20.30 al Teatro “San Giuseppe” / “Bocheteatro” di Nuoro sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 del CeDAC Sardegna.

Un ritratto di Giacomo Matteotti, il deputato socialista che di fronte agli atti intimidatori e all’escalation di violenza scelse di denunciare pubblicamente in parlamento «la manovra politica con cui si è spacciata l’eversione più radicale camuffandola nel suo esatto opposto, ovverosia nella garanzia dell’ordine». In un discorso lucido e appassionato, mise in luce l’illegalità di un governo fondato su irregolarità e abusi, consapevole della gravità del momento ma anche delle conseguenze di una sfida contro avversari temerari e senza scrupoli; pochi giorni dopo, il suo rapimento ed il brutale assassinio, per far tacere una delle ultime voci del dissenso. “Matteotti – Anatomia di un fascismo” ripercorre «l’ascesa e l’affermazione di quel fenomeno eversivo che il deputato seppe comprendere, fin dall’inizio, in tutta la sua estrema gravità, a differenza di molti che non videro o non vollero vedere: il pericolo più grande, la malattia che fa morire un uomo è quella che non senti crescere».

«La vicenda esistenziale e politica di Giacomo Matteotti è quella di un uomo che seppe riconoscere e sistematicamente contrastare il fenomeno fascista, con una lucidità di sguardo e di analisi decisamente fuori dal comune – ricorda la regista Sandra Mangini–. «In questa sua capacità visionaria egli fu piuttosto solo, per quanto sostenuto dai compagni di partito. Chi invece gli fu sempre accanto, fu Velia Titta, sua moglie».

Figura di spicco della politica italiana, Giacomo Matteotti – come sottolinea Sandra Mangini – «era un riformista, uno spirito costruttivo, un pacifista, e nello stesso tempo un oppositore accanito e implacabile: un uomo di studi giuridici ed economici che scelse di stare dalla parte della povera gente mettendo a frutto il suo sapere: amministratore instancabile, lottò tenacemente per dare strumenti tecnici di consapevolezza, di autogoverno, ai lavoratori dei campi del suo Polesine. Uomo delle istituzioni come espressione del bene pubblico, fu parlamentare attivissimo, nei suoi molti scritti e nei suoi moltissimi discorsi. La sua arma politica era la parola, documentata, fondata sui fatti, indiscutibile. Una parola che smaschera. Per questo fu ucciso».

In scena un affresco di un’epoca di forti contrasti ideologici, con una spinta reazionaria in risposta alle tendenze progressiste, fino all’avvento dei totalitarismi: «“Matteotti / Anatomia di un fascismo” – conclude Sandra Mangini – è un racconto popolare contemporaneo che indaga sul fenomeno fascista, mettendo a fuoco una serie di elementi cruciali e caratterizzanti, il cui esito finale (l’eliminazione violenta del corpo dell’oppositore, quale soggetto rivelatore della realtà dei fatti), corrisponde del tutto alla sua vera natura originaria, al suo inizio. La persistenza di questo stesso fenomeno, nel tempo e nello spazio, in forme vecchie e nuove, ci porta a considerare quanto sia indispensabile, oggi più che mai, occuparsi della cosa pubblica, del bene pubblico, guidati da un pensiero costruttivo, legalitario, partecipativo, paritario, realistico, competente, attraverso atti e parole chiare, come quelle di Giacomo Matteotti e di sua moglie Velia».

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