Inizia l'era Trump. Il Presidente rompe col passato e col suo partito

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“Siamo uniti in un grande sforzo nazionale per ricostruire il nostro Paese – dice Trump nel suo primo discorso da presidente – e ripristinare le promesse per tutto il nostro popolo. Insieme determineremo il corso dell’America e del mondo per molti, molti anni nel futuro. Affronteremo sfide, ci confronteremo tra noi, ma porteremo a casa risultati”. In questi anni, prosegue, “l’establishment ha protetto se stesso, ma non i cittadini del nostro Paese”.

Trump ha accantonato la poesia e la grandezza della maggior parte dei discorsi inaugurali e invece consegnato alla storia un grido di battaglia, che ricorda la sua campagna elettorale , ricca di spavalderia ma determinato circa la sua intenzione di portare enorme cambiamento: “Questa carneficina americana si ferma proprio qui e si ferma proprio adesso” E’ stata una bocciatura di ciò che ha fatto Obama e del suo entourage. Trump ha lanciato in una recita di fuoco dei mali di un paese che ha a lungo descritto in termini apocalittici – una nazione che intende restituire alla grandezza da “dare di nuovo al popolo americano” Aveva esordito ringraziando gli ex presidenti per la loro presenza alla cerimonia (c’erano Carter, Clinton e Bush jr) e gli Obama per avere collaborato con lui nel periodo della transizione, fra le elezioni di novembre e oggi. Ma è stata una parentesi di pochi secondi, prima di elencare tutta una serie di colpe attribuite, pur senza citare nessuno, a chi lo ha preceduto alla Casa Bianca:

rapporti internazionali e lotta al terrorismo

«Abbiamo arricchito le aziende estere, abbiamo dato armi ad altri Paesi, abbiamo difeso i confini di altre nazioni ma non i nostri. Abbiamo speso trilioni e trilioni di dollari all’estero mentre le infrastrutture americane erano in degrado. Abbiamo reso ricchi altri Paesi mentre la ricchezza nel nostro Paese scompariva. Una per una le aziende hanno chiuso o se ne sono andate all’estero senza pensare a milioni di lavoratori americani che sono stati lasciati indietro». Poi la promessa: «D’ora in avanti verrà solo l’America per prima. Combatterò per voi con ogni respiro del mio corpo».

Quanto ai rapporti internazionali, ha spiegato Trump, «non cercheremo di imporre il nostro stile di vita a nessuno ma lo faremo risplendere e in modo che tutti ci vorranno seguire. Poi la promessa di nuove alleanze internazionali senza compromettere quelle di sempre e l’annuncio di una vera lotta al terrorismo e al radicalismo islamico «che cancelleremo completamente dalla faccia della terra».

«Gli americani assumano americani»

«Porteremo di nuovo a casa i nostri lavori – ha assicurato, tornando più volte sul tema cruciale dell’occupazione -. Metteremo in sicurezza i nostri confini, rilanceremo i nostri sogni. Costruiremo nuove strade, ponti, aeroporti, ferrovie in tutta la nostra magnifica nazione. Ricostruiremo il nostro Paese con il lavoro americano, con le mani americane». Così come aveva fatto in campagna elettorale, ha rilanciato il filone dell’«America First», l’America prima di tutto. «Seguiremo una semplice regola – ha detto alla folla rapita dalle sue parole -: gli americani assumeranno americani».

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