Omran è rimasto in Siria: è vivo per miracolo.

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Questa immagine è uno schiaffo, ma è più efficace e potente di mille parole. L’intento è quello di sensibilizzare verso una guerra che miete ogni giorno moltissime vittime, nel giro di cinque anni oltre 300 mila morti in Siria, di cui oltre 13 mila sono bambini.

Omran Daqneesh, cinque anni è solo l’ultima vittima di una guerra, muta testimonianza di orrore, sporco di sangue, di polvere, di morte. È un immagine diventata virale, recapitataci dall’inferno di Aleppo, epicentro della guerra in Siria.
Questo bimbo non è venuto in Europa, non è un rifugiato, non è un estremista, è solo un bambino che soffre. Forse questa immagine ci fa capire che la Siria non è soltanto un disastro geopolitico ma una tragedia umanitaria.

La Siria è un paese in guerra, guerra tra le forze del presidente Assad (appoggiate dai russi), l’Isis, i curdo-arabi (appoggiati dagli americani), Al Nusra, un tempo affiliata ad Al Qaeda e altri attori armati. Ci sono quasi cinque milioni di rifugiati all’estero. Più di 600 mila sfollati si addensano verso la frontiera giordana. Il conteggio dei morti, civili e combattenti, è difficile. Le immagini di Aleppo mostrano palazzi sventrati. A Mambij, città a 120 km da Raqqa, la capitale del califfato più di un mese fa, una famiglia di sei persone con due bambini, è stata fucilata per dare un esempio: aveva tentato la fuga. Tutto questo in Siria dura da cinque anni, dal 2011. La gente non sa dove andare, non sa più cosa fare. Omran è rimasto nel suo paese, in Siria. E’ vivo per miracolo.

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