Oristano, Il dormitorio di via Palmas, l’ultima vittima del Covid 19 in città

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Cinque camere da letto per un totale di 12 posti di cui potevano usufruire i bisognosi per un massimo di 30 notti all’anno. Era l’offerta che il Plus del Distretto di Oristano, faceva attraverso il Progetto “Un tetto per tutti”, mettendo a disposizione di chi si trovava in particolari condizioni di necessità, un rifugio sicuro dove trascorrere la notte. Il dormitorio in questione, è quello all’incrocio tra via Sassari e via Palmas, dove un tempo c’era una casa famiglia. Si tratta di un’abitazione privata di due piani, con cinque camere da letto che potevano ospitare contemporaneamente fino a 12 persone ed era stata presa in affitto dal Plus, per 800 Euro al mese.

La gestione era affidata al Coordinamento delle associazioni di volontariato onlus Domus, che ne assicurava il servizio con i volontari formati attraverso un apposito corso professionale.

Vi potevano accedere persone in stato di povertà estrema che necessitavano di una dimora temporanea, presenti per qualsiasi ragione nel distretto di Oristano, senza alcuna discriminazione di razza, di lingua, di religione, di condizioni personali, sociali e di genere.

L’ufficio d’Igiene della ASSL 5, il 29 maggio scorso, ha stabilito la chiusura dei locali che ospitano il dormitorio comunale, perché non idonei a garantire l’applicazione delle regole igienico-sanitarie in materia anti-Covid.

Quindi, l’ultimo atto è la chiusura, non si sa ancora se definitiva, del dormitorio di via Palmas, decisa dalla ASSL e posta in essere dal PLUS di Oristano venerdì 29 maggio.

La vicenda aveva preso inizio nella prima settimana di marzo, quando i volontari dell’associazione Domus Oristano, che gestiscono il dormitorio in convenzione con il PLUS, segnalavano la situazione di oggettivo pericolo di contagio a cui erano esposti gli ospiti del dormitorio, costretti a trascorrere il giorno all’aperto, in condizioni igienico-sanitarie precarie, e la notte in spazi troppo ristretti, per attuare le misure di distanziamento che si andavano profilando.

Un confronto con il sindaco e i Servizi sociali, aveva quindi portato alla soluzione non più rimandabile di collocare in hotel gli ospiti allora presenti in dormitorio.

La situazione si è protratta fino a quando, il 18 maggio scorso, è stata stabilita la fine ufficiale del lockdown, pur nel permanere dell’emergenza sanitaria.

Alla richiesta della ripresa del servizio, i volontari del dormitorio hanno chiesto alla ASSL un controllo degli spazi e un preciso protocollo a cui attenersi, per garantire sicurezza a se stessi e agli ospiti, ed evitare ulteriori occasioni di diffusione del virus.

La risposta dell’Ufficio di Igiene, ha sciolto ogni dubbio: per la disposizione degli spazi, evidentemente inadeguati in tempi di Covid, il dormitorio non può riaprire nei locali fino ad ora utilizzati.

Ai sensi del regolamento del dormitorio, il PLUS ha comunicato agli ospiti presenti in hotel il non reinserimento, giustificando la decisione con lunga permanenza in struttura, ma dichiarando di impegnarsi a sostenerli nella ricerca di una soluzione abitativa alternativa, almeno per il mese di giugno.

Al momento questo sembra essere il capolinea di una vicenda, che per quasi sei anni, ha visto decine di volontari impegnati nell’accoglienza di ormai un centinaio di persone senzatetto, provate dalle più svariate vicende della vita e spesso alla ricerca di una dignità e di una voglia di ricominciare che sembrava perduta.

Ma ci sono anche i volontari, che non si vogliono arrendere e che da un pezzo, sono alla ricerca di locali che garantiscano un servizio migliore in favore dei tanti, che ogni notte occupano panchine, parcheggi e rifugi di ogni genere.

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