Renzi manda a casa due ministri. Arriva il rimpasto: ecco cosa cambia

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Italian Prime Minister Matteo Renzi grimaces as he addresses the Festa dell'Unita, the annual Democratic Party (PD) meeting, in Bologna on September 7, 2014. AFP PHOTO/ VINCENZO PINTO        (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

Lo stile accentratore di Matteo Renzi si mostrerà in tutta la sua forza già nelle prime settimane del prossimo anno. Da Palazzo Chigi arrivano diversi segnali che sostengono questa previsione, con la squadra di governo e quella dei collaboratori più stretti del premier pronta a un giro di valzer ancora tutto da definire. Qualche dettaglio però emerge, come riporta Il Giorno che sulla scorta delle parole velenose della parlamentare di Forza Italia Nunzia De Girolamo, ipotizza quali saranno i ministri che per primi potrebbe mollare la poltrona. Sostiene la De Girolamo: “Ai vertici del partito come al governo ha scelto personaggi mediaticamente poco ingombranti. Letta – ha aggiunto l’ex Ncd – non era così accentratore…”. Secondo la parlamentare azzurra tutti i ministri rischiano poco in prima persona, il che però porta a delle strozzature a livello dei singoli ministeri: “Hanno i dossier pronti in attesa dell’ok del premier – scrive il Giorno citando una fonte interna alle strutture economiche del governo – così i tempi si allungano”.

Chi rischia – C’è chi dall’interno della maggioranza, sponda non renziana, boccia senza appello tutti i componenti del governo, salvando soltantoMaria Elena Boschi: “I ministri scelti da Renzi sono volutamente deboli”. Un modo comodo secondo i maligni per renderli intercambiabili e sostituibili. Nel mirino ci sarebbero il titolare del Lavoro, Giuliano Poletti, e quella dello Sviluppo, Federica Guidi. Perde punti di giorno in giorno anche il titolo del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, soprattutto dopo la diversità di vedute sulla questione banche.

Il doppio cerchio – Il lavoro vero, quei dossier che devono andare avanti e anche a passo svelto, secondo i più cattivi partono tutti da Palazzo Chigi, sfornati dai collaboratori più stretti di Renzi. E per gennaio il “rimpastino” nella testa del presidente del Consiglio si muoverà su due fronti. Il gruppo tecnico di Palazzo Chigi sarà ristrutturato, promuovendo l’economista Tommaso Nannicini a sottosegretario con deleghe economiche, una specie di badante di Padoan. Saranno poi riempite le caselle mancanti, come il ministero per gli Affari regionali, già promesso a Ncd che aspetta il rimpiazzo di Maurizio Lupi. E poi c’è da nominare il successore della De Vincenti allo Sviluppo, ruolo che sembra destinato al viceministro all’Economia Casero. Godrebbe quindi di una promozione sul campo Zanetti di Scelta Civica, oggi “solo” sottosegretario”. Il secondo fronte di rimpasto riguarderà i consiglieri economici di Renzi, piaccia o no quello che per tanti è il governo ombra. Andato via il commissario alla spending review Roberto Perotti, passato all’Anpal Maurizio Del Conte, sono rimasti Luigi Marattin e Marco Simoni, coordinati da Nannicini. Il progetto prevede la creazione di due gruppi: uno fatto da una decina di economisti e tecnici full time, l’altro composto da tecnici esperti in diversi settori, soprattutto quello giuridico, che lavoreranno ai singoli dossier.

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