Brusaferro (Iss): “La curva decresce, forte reattività contro i focolai”

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“La curva del contagio è in fase decrescente a livello nazionale anche se con intensità diverse di circolazione del virus nelle varie zone del Paese”. Così il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, in apertura della conferenza stampa settimanale sull’analisi dell’andamento epidemiologico relativo a Covid-19 in Italia. I casi positivi all’infezione confermati al 16 aprile, riportati dai laboratori regionali di riferimento, erano 159.107. “L’adozione delle misure di lockdown hanno consentito di limitare la diffusione del virus in molte aree – ha proseguito Brusaferro – La Lombardia rimane la regione più colpita anche se la curva dimostra un decremento dei casi. Il Veneto mantiene la stessa tendenza così come l’Emilia Romagna. In altre regioni la circolazione del virus è più limitata”.

La mappa delle zone rosse  

L’iss per la prima volta propone una mappa aggiornata delle nuove zone rosse istituite a livello locale. Dopo quelle iniziali, che includevano i dieci comuni nel lodigiano, in Lombardia, e il comune di Vò Euganeo, in Veneto, ne sono nate altre. Oggi vengono individuate zone rosse in 100 comuni (spesso con presenza di strutture sociosanitarie) di 8 regioni. Le zone rosse sono quelle dove a causa di un’elevata trasmissione di SarsCoV2 vengono realizzate misure restrittive aggiuntive rispetto al resto del territorio regionale. “Questo dimostra una forte reattività in tutto il Paese nell’andare a intercettare precocemente dei focolai adottando delle misure tempestive per bloccare la circolazione del virus all’interno della comunità”.

La letalità

Il tasso di letalità complessiva è del 12,6 per cento. I decessi confermati: 19.996. L’Iss ha analizzato 1738 cartelle cliniche di soggetti deceduti con infezione confermata da SarsCoV2. L’età media dei decessi è di 80 anni (quella degli infetti è di 62 anni) e il sesso maschile è quello più colpito (quasi il 70 per cento dei decessi).  

Gli operatori sanitari 

I casi confermati di Covid-19 negli operatori sanitari sono 16.991. L’età media è di 48 anni e il 31,8 per cento è di sesso maschile.

La survey sul Covid-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie 

La survey, iniziata il 24 marzo, coinvolge 3420 rsa pubbliche o convenzionate che fanno parte dell’Osservatorio demenze dell’Iss. A oggi sono state contattate 3276 rsa (il 96 per cento del totale) distribuite in modo rappresentativo in tutto il territorio nazionale. Hanno risposto finora 1082 strutture, pari al 33 per cento delle strutture contattate. La partecipazione alla survey è su base volontaria.

Dal 1 febbraio al 15 aprile il numero di decessi totali, Covid-19 positivi (confermati da tampone) e con sintomi simi-influenzali sono quasi 7mila. “La gran parte dei decessi è avvenuta nella seconda metà di marzo in corrispondenza col picco dell’infezione nel nostro Paese” ha sottolineato Graziano Onder, direttore del dipartimento Malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’Iss. “Questa è una criticità non solo italiana ma che riguarda tutta Europa e il Nord America perché i residenti hanno una fragilità e una vulnerabilità che predispone ad avere gli effetti più negativi legati all’infezione. Anche la condivisione di spazi sociali e di stanze in comune facilita il contagio” ha spiegato Onder.

Tra le principali criticità riscontrate nelle rsa: l’impossibilità di eseguire tamponi, la difficoltà di isolare i casi positivi o sospetti, l’assenza di personale e la mancanza di dispositivi di protezione individuale.

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