Il DNA dei sardi acquistato con i saldi

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La Tiziana Life Sciences, quotata alla Borsa di Londra con oltre 150 milioni di sterline di capitalizzazione, società biotech creata dall’italiano Gabriele Cerrone nato a Sora in provincia di Frosinone, ha acquistato per 258 mila euro i campioni biologici raccolti dalla SharDna all’inizio degli anni duemila. SharDna fondata nel 2000 da Renato Soru, per 11 anni ha raccolto dati anagrafici, clinici e genealogici dell’80% degli abitanti di Talana, Urzulei, Seulo, Escalaplano, Ussassai, Baunei, Loceri e Perdasdefogu ricostruendone la mappa genetica e l’albero genealogico a partire dal sedicesimo secolo. Materiale acquisito con un lavoro lungo e meticoloso che ora rappresenta una delle biobanche più importanti del mondo, contenente circa 230.000 campioni biologici di 13 mila ogliastrini. La società britannica intende stabilire a Cagliari una Srl che si dovrà occupare di portare avanti il lavoro iniziato tempo fa. Il Dna dei sardi servirà per cercare di arrivare allo sviluppo di nuove terapie e per favorire la diagnosi delle malattie genetiche. La società acquirente è pronta ad effettuare tutta la propria attività in Sardegna, sia nel Parco scientifico e tecnologico di Pula che in Ogliastra, e si prepara ad elaborare il piano di sviluppo che dovrà essere presentato al consiglio di amministrazione e al comitato scientifico. Il patrimonio genetico ha un valore enorme sul piano della ricerca medica e può portare allo studio di nuovi farmaci per curare decine di malattie o prevenirle e può consentire anche di studiare cure personalizzate partendo dalla storia della famiglia di ogni singolo individuo.
Tutto questo è stato reso noto in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Tiziano Lazzaretti, manager finanziario di Tiziana Life Sciences e il direttore dell’Istituto di Genetica delle Popolazioni del Cnr, Mario Pirastu, che nel 2000 ha fondato SharDna insieme a Renato Soru.
Ma il costo dell’operazione e ritenuto dai più relativamente basso, 258mila euro, rispetto all’enorme valore (si parla di  milioni di euro)  della banca dati, poichè permette  di studiare i campioni di una popolazione omogenea e ben caratterizzata e  grazie a questo, migliorare la comprensione dei processi di invecchiamento, ma l’obiettivo dichiarato non  è quello di trovare l’elisir di lunga vita, ma comparare i geni della popolazione sarda con quella di altri posti nel mondo per osservare se ci sono delle alterazioni e sfruttare queste informazioni per lo studio di nuovi farmaci. La procedura di acquisizione potrebbe essere  resa inefficace se il Garante per la protezione dei dati personali dovesse decidere di intervenire, è confermato che gli uffici dell’Authority si sono già attivati per fare chiarezza sull’intera vicenda.

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